giovedì, agosto 02, 2007   

Arriva il momento in cui ci si deve fermare, e.. lo fai.
Magari a stento, magari con tutta l'incertezza del caso, ma... non è solo la mente che te lo dice, te lo dice anche il corpo, te lo dice la pancia, e allora smetti, 'che tanto non ce la fai più, non c'è più gusto, e... quella fame si spegne: anche se sembra incredibile è così.
Insomma... meglio non prendere dei coni maxi di gelato.

P.S. che ve sembrava... un'altra riflessione filosofica? Hm?

voloalto | 14:59 | commenti (6) | link
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lunedì, luglio 30, 2007   

Inserisco qui da me l'estratto di un post che ho trovato molto interessante in un altro
blog.

[ ....egli sottopose ad un test di intelligenza gli alunni di una scuola elementare della California. Quindi, prese un campione casuale tra questi bambini e disse alle loro insegnanti che si trattava di bambini che, secondo il test, erano risultati particolarmente dotati.

Ad un anno di distanza quegli alunni si erano effettivamente dimostrati i migliori della classe.
E non si trattava soltanto di un giudizio dato dalle insegnanti, i ragazzini in questione erano migliorati in modo sorprendente.

La spiegazione di quello che Rosenthal ha chiamato, appunto, effetto Pigmalione, è che le nostre aspettative possono influenzare in maniera radicale le nostre relazioni e le performance che possiamo ottenere dagli altri. Le insegnanti, credendo nell'alto potenziale di quei bambini, si comportarono con loro in modo diverso rispetto a quanto avrebbero fatto normalmente (più incoraggiamento, più stimoli...).
E i bambini reagirono di conseguenza, ottenendo risultati migliori.
Il comportamento delle maestre aveva consentito ai bambini di mettere in campo il meglio delle loro capacità.

L'effetto Pigmalione influenza i rapporti umani, di qualunque natura essi siano, e purtroppo non sempre in maniera positiva.

E' quella che Watzlawick chiamerebbe una "profezia che si autorealizza".

Questo può spiegare anche perché alcune persone sembrano particolarmente sfortunate nei rapporti con gli altri: incontrano colleghi ipocriti, amici inaffidabili, partner egoisti, eccetera eccetera.

In realtà, vengono trattati come si aspettano di esserlo.
Chi si aspetta di essere tradito, mette in campo una serie di strategie che portano la dinamica relazionale proprio nella direzione che si vorrebbe evitare. In questo senso, la "profezia" del tradimento si "autorealizza".]


voloalto | 11:07 | commenti (8) | link
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giovedì, luglio 26, 2007   



Nulla si cancella davvero; il bene e il male non si neutralizzano... col verificarsi delle situazioni... si sommano, si accumulano.

Nel bene e nel male... sta tutto lì, resta tutto lì; si sedimenta per strati, e non c'è forza di volontà che possa eliminarli, perchè a consolidarli in quel modo non è stata la ragione ma il sentimento.
Entrano in contatto, ma solo superficialmente: non si mescolano... restano riconoscibili... stanno lì...

Solo il tempo, forse, può agire su di essi: polverizzare... corrodere... livellare, e allora torna la speranza di un equilibrio, che sicuramente sarà diverso da quello che era; ma... non lo si fa in breve... ci vuole del tempo... e... comunque dopo sarà un'altra cosa... tutta un'altra cosa.

voloalto | 17:27 | commenti (4) | link
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martedì, luglio 24, 2007   



L'ho trovato affisso sopra uno stereo HiFi di classe esoterica; sarà stato di 1m x 2m... stupendo...

Al centro due ballerini che si muovono, leggeri, eleganti, misurati, come se il vento non ci fosse...
Lui porta, conduce, imposta la direzione; lei segue la traiettoria del passo, flessuosa.
Nell'immagine sono leggermente spostati a destra e... questo dà l'impressione del movimento, perchè il prossimo passo sembra proprio verso sinistra.

All'orizzonte nubi che paiono allontanarsi, forse hanno riversato pioggia sulla pista, fino a renderla uno specchio; e poi il mare, blu, forse profondo...

Le altre due figure sono impacciate e subiscono l'aria. Hanno ombrelli, si proteggono come possono, forse impegnate a mantenere un contegno.

Quando l'ho visto ho pensato che quel vento non sia reale; che sia un vento apparente, provocato dalla danza dei due ballerini...

sabato, luglio 21, 2007   

venerdì, luglio 20, 2007   

giovedì, luglio 19, 2007   

mercoledì, luglio 11, 2007   

lunedì, luglio 09, 2007   

Riprendo questo testo da un altro blog, dopo aver parlato di questi argomenti con mio nipote, oggi pomeriggio.

Nella parabola dei talenti Gesù esorta ad utilizzare le capacità ricevute e avverte di ciò che succede a chi invece non le impegna e non le mette a frutto.

Gesù racconta che un uomo, dovendo partire per un lungo viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

Ad uno diede cinque talenti, all'altro due e al terzo uno solo e partì.

Il servo che aveva ricevuto cinque talenti andò subito a negoziarli e ne guadagnò altri cinque.
Anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.
Invece il servo che aveva ricevuto un solo talento, temendo di perderlo, fece un buco nella terra e ve lo nascose.

Dopo tanto tempo ritornò il padrone e chiamò i servi a render conto. Quello che aveva ricevuto cinque talenti ne presentò altri cinque e il padrone allora lo benedisse e gli regalò i dieci talenti. Si presentò poi il secondo che aveva ricevuto due talenti dicendo: "Signore, mi hai dato due talenti e io ne ho guadagnati altri due". Il padrone ringraziò anche questo servo e regalò anche a lui i quattro talenti. Infine si presentò il servo che aveva ricevuto un talento solo e lo riconsegnò al padrone dicendo: "Ho avuto paura di perderlo e lo ho nascosto sotto terra, ecco, prendi ciò che ti appartiene".

Il padrone allora gli tolse l'unico talento, perché non l'aveva fatto fruttare e lo cacciò.

La parabola si conclude con queste parole: "...poiché a chi ha, sarà dato in sovrabbondanza, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha."

mercoledì, giugno 20, 2007   

sabato, maggio 19, 2007   

venerdì, maggio 11, 2007   



Il motto della settimana:
"T'aggi' a 'mparà, e t'aggi' a perde"

Non so se si scrive così, ma sicuramente così si pronuncia e... rappresenta una specie di presagio; l'idea che... dopo aver insegnato (o dato, cambiato, risolto, modificato) qualcosa, poi ci si possa ritrovare superati (o senza valore, abbandonati, sfiniti, sviliti).

A lato di questo pensiero, mi torna in mente un articolo, che ho letto qualche tempo fa.
Trattava della difficoltà a far del bene, che non è data solo dallo sforzo in sè, ma anche dal sapere che il beneficiario poi si ritroverà anche in un ambivalente stato di inferiorità/debito/dipendenza che non gli sarà facile accettare, che peserà a sua volta e che, più o meno inconsciamente, farà scontare al benefattore.

A far del bene gli equilibri cambiano, e... nel senso del motto sopra, possono essere doppiamente a svantaggio del benefattore.

venerdì, aprile 27, 2007   


Mi son svegliato alle 3.30, e... che faccio? Non mi metto a scrivere qualcosa per il libro? Ci mancherebbe!
E allora... ecco un estratto.

[ Da un certo punto di vista, possiamo considerare le organizzazioni come sistemi sociali che producono senso. Di questo fattore le organizzazioni hanno bisogno per generare identità, comunanza di valori e obiettivi, ma anche per costruire ordine e coesione, offrire stabilità e garantire prevedibilità per le proprie azioni ]

[ In una situazione organizzativa il bisogno di produrre senso si manifesta quando emergono discrepanze tra le aspettative iniziali e quanto effettivamente realizzato. Quando lo scostamento viene rilevato, il sensemaking si attiva in chiave retrospettiva, per ricercare a posteriori un significato da attribuire agli eventi e individuare trame e cornici di senso che possano guidare l'azione e il pensiero.

La differenza tra l’atteso e il conseguito può derivare da un’oggettiva complessità delle cose, dalla mutevolezza degli scenari, dall’ambiguità del linguaggio, dalla limitatezza delle risorse e delle conoscenze, dall’instabilità dei sentimenti e delle volontà. Si tratta di situazioni che si verificano quotidianamente; per questo il sensemaking deve essere considerato un processo che opera senza soluzione di continuità. ]


martedì, aprile 03, 2007   

lunedì, febbraio 19, 2007   

Il blogging non mi porta via un'infinità di tempo, e... sono convinto il confronto sia una cosa importante per una persona come me, abituata a mettere insieme cose diverse e a combinarle in strane costruzioni mentali.
D'altro canto questo periodo inizia ad essere un pò troppo complicato da gestire, e... da qualche parte devo iniziare ad agire; per questo ho deciso di fermarmi per un pò.
 
Questo non significa che io intenda chiudere le porte a chi c'è stato e magari m'ha donato un pezzetto di sè, parlando con me di storie o di esperienze: i miei riferimenti sono scritti qui accanto, e lì resteranno per chi vorrà contattarmi.
Significa che farò una pausa, 'che ogni tanto guardare con distacco le situazioni aiuta a capirle per quel che sono davvero e a riprender fiato.

Per questo mi piace pensare sia un arrivederci, non un addio...
A presto

Alberto

lunedì, febbraio 05, 2007   

sabato, gennaio 20, 2007   

giovedì, gennaio 18, 2007   

martedì, gennaio 16, 2007   

Periodicamente vengo contattato da affezionati "amici catenari" che, amando l'idea di entrare a far parte d'una linea di contatti virtualmente infinita, mi sollecitano con le più disparate catene di S.Antonio.
A qualcuna partecipo, certo non perhè temo le maledizioni che spesso contengono, ma... perchè magari le ho trovate intriganti o intelligenti.
Detto questo, annuncio che ho intenzione di lanciarne una.

Sia ben chiaro: non si tratta di una ritorsione verso il genere umano, per averne subite tante; mi piace l'idea che questa catena aiuti a riflettere su un tema diventato cogente per tutti: l'ambiente e l'impegno del singolo per rispettarlo.

:-)

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TITOLO: nel prossimo mese mi impegno a fare le seguenti 5 cose in favore dell'ambiente...
DESTINATARI: i lettori di blog, più 4 blogger coinvolti
MODALITA' DI PROPAGAZIONE:
  1. copia il testo in grassetto nel tuo blog
  2. pubblica le 5 cose che ti impegni a fare in favore dell'ambiente
  3. scegli 5 blogger ai quali girare l'invito, pubblica il loro nome nel tuo blog, e manda loro un messaggio di convocazione
MALEDIZIONE IN CASO DI RINUNCIA: due a scelta, fra...
  • tre giornate autunnali con cocktail di polveri e nebbia a Milano, girando per commesse
  • tre giornate invernali di incolonnamento lungo l'autobrennero, per vedere i mercatini di Natale
  • tre giornate primaverili di copiose nevicate, sperando di andare a fare la gita fuori porta del 2 giugno
  • tre giornate estive con il blocco della raccolta dei rifiuti a Napoli, con 40° all'ombra
LE 5 COSE CHE MI IMPEGNO A  FARE:
  1. Spegnere gli elettrodomestici quando so che dovranno stare in stand-by a lungo: dovrò sopportare l'avvio lento del mio NB, ma... magari posso usare quel tempo per chiudere gli occhi e rilassarmi

  2. Sporcare meno piatti e posate quando cucino: se affetto la salsiccia, posso poi usare lo stesso coltello per tagliare la cipolla con cui faccio il soffritto...

  3. Usare l'acqua del lavaggio dei piatti per innaffiare: collegato direttamente alla voce di cui sopra...

  4. Comprare 4 nuove pile ricaricabili per la macchina fotografica: ho il carica-batterie... perchè non tornare a sfruttarlo!?

  5. Sensibilizzare i vicini all'uso corretto della raccolta differenziata: al prossimo sacchetto di plastica che trovo nel cassonetto dell'umido ... c'attacco un cartello con minacce di rappresaglie
CONVOCO:
- Stregatadallaluna
- Mariasegreta
- Sliding
- Qwe
- Cenny

venerdì, gennaio 05, 2007   

Quando al pronto soccorso mi hanno chiesto se preferivo bloccare l'indice e il medio contusi con un "ragnetto" (come lo chiamavano loro) oppure con una normale stecca, ho optato per la prima soluzione: l'idea di una guida metallica ma adattabile e foderata con una morbida spugnetta mi sembrava migliore che non un'asta di plastica.

L'ho portato bene per tutta la giornata di ieri, ma... questa mattina mi sono svegliato alle 4.30 con un lancinante dolore alle due dita: fortissimo, pulsante, come avessi avuto le dita in una morsa.

Nella confusione del risveglio non capivo bene cosa potesse essere successo: se avevo messo male la mano e avevo piegato il ragnetto, se c'era qualcosa di più grave e si era gonfiata la mano, se mi si era addormentata e il ritorno della circolazione mi stava facendo quell'effetto.

Ho sopportato per una mezz'ora buona, convinto che non potessi togliere la steccatura; poi mi sono deciso a sfilare il ragnetto, per vedere cosa fosse successo: delle quattro linguette del ragnetto, tre avevano lasciato un profondo segno violaceo sulle mie dita, come avessero inciso la carne.
A quel punto ho provato un dolore diverso, più pieno e forte ma, vedendo che i segni avevano iniziato a riassorbirsi, ho capito che non c'era altro da fare oltre aspettare e... così ho fatto.

Mentre facevo colazione venivo pensando che il dolore ha sempre un perchè; magari non siamo nelle condizioni di capirlo, sul momento ci sembra assurdo e senza senso, ma... ha sempre un perchè che va riconosciuto e... c'è sempre un prezzo da pagare, anche per tornare a star bene.

giovedì, dicembre 28, 2006   

martedì, dicembre 05, 2006   

La generalizzazione: "La generalizzazione è un processo mediante il quale un elemento del nostro modello del mondo giunge a rappresentare un'intera categoria di cui esso è soltanto un esemplare. Questo ci dà la certezza che ... quando ci troviamo di fronte ad una porta, a una qualsiasi porta come ogni altra, anche se non l'abbiamo mai vista prima ci basiamo sull'assunto che potremmo aprirla con lo stesso procedimento che abbiamo già usato altre volte. Nel nostro modello del mondo le generalizzazioni ci consentono di agire con più efficacia da un contesto ad un altro".
(I modelli della tecnica ipnotica - Bandler & Grinder -)


Il mondo è complesso; sono complesse le situazioni e le azioni, i sentimenti e le emozioni, le storie e le singole vicende, sono complesse le persone.

Per affrontare e gestire la complessità, la natura ci ha donato uno strumento mentale formidabile: la generalizzazione, che consiste nell'individuare nel caos delle forme regolari, accomunare elementi diversi in base a tratti simili.
Tanto per dire.... è la facoltà che ci permette di riconoscere che una mela è una mela e che come tale va trattata, in termini di uso, proprietà, ricordi, etc etc...
E' quello che ci permette rapidamente di capire la situazione in cui siamo e di comportarci di conseguenza: momenti di intimità, litigi, parentesi festose, gesti, vengono "letti" associandoli ad altri, immaginati o verificatisi in passato.

A pensarci è incredibile la quantità di occasioni in cui facciamo uso della generalizzazione e in cui ci semplifica la vita, ma anche la frequenza con cui ne facciamo abuso. Abituarsi a generalizzare significa dimenticarsi di guardare al caso particolare, alle differenze che esistono, di individuare le specificità e di soppesarle.

E' la generalizzazione che fa erroneamente parlare a qualcuno dicendo cose che dovrebbero essere dette ad altri, oppure vivere situazioni e momenti distorcendo quel che davvero è rispetto a quel che si vorrebbe/non vorrebbe. Ti fa essere arrabbiato laddove non dovresti, oppure euforico in modo ingiustificato, ma... non generalizzare costa fatica e... una persona non ne ha mai una quantità infinita.

E' quello il momento in cui la generalizzazione prende il sopravvento e fa vittime.

martedì, novembre 07, 2006   

Mary mi ha appena mandato per email questo racconto.
Mi ha colpito particolarmente e per questo lo posto qui, sperando non succeda mai di accorgermi di aver passato la mia vita a riempire vasi di sabbia.



Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo, chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d'accordo e dicono di si.

Così il professore prende una scatola piena di palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf.

Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si.

Poi il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno.

Questa volta gli studenti rispondono con un si unanime.

Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente, riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia. Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.


Quando la risata finisce il professore dice : "Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore; le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restasse solo quello, le nostre vite sarebbero ancora piene. Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc. La sabbia è tutto il resto: le piccole cose. Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro ne per le palle da golf.

La stessa cosa succede con la vita. Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti. Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell'acqua. Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisce le tue priorità, il resto è solo sabbia."


Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffè. Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico."

lunedì, ottobre 30, 2006   

lunedì, ottobre 23, 2006   

mercoledì, ottobre 04, 2006   

Sto pensando a cosa sia determinante in una storia, in un amore, nella vita di coppia... cosa fa sì che le cose possano andare o non andare più.
Mi sto rendendo conto che molto spesso non sono le cose belle, le affinità, le attitudini: se non ci fossero state quelle, la storia non si sarebbe neanche avviata, percui... non hanno rilevanza e non sono "determinanti", semmai sono una soglia d'ingresso.

A determinare sono le incompatibilità, le cose che non vuoi/puoi digerire, quelle che all'inizio stenti a capire/identificare, delle quali non conosci la portata, e che poi emergono nella loro evidenza.

Certo.... a volte emergono strada facendo anche altre caratteristiche e, tra queste, sorprese positive e risorse inattese, ma... ora mi sembra che la determinante sia soprattutto in quello che non si può accettare.

lunedì, settembre 25, 2006   

giovedì, settembre 21, 2006   

venerdì, settembre 15, 2006   

lunedì, agosto 07, 2006   

martedì, luglio 11, 2006   

domenica, luglio 09, 2006   

lunedì, giugno 19, 2006   

giovedì, giugno 15, 2006   

venerdì, giugno 09, 2006   

Arrivando in ufficio ascoltavo Radio Capital; Betty Senatore ha messo su questa canzone... non so quante volte è che la posto, ma.. che ci devo fare... è più forte di me... ogni volta che l'ascolto mi dà un brivido dentro, perchè... credo di sapere di cosa si parla... perchè in fondo l'ho vissuta, in fondo la vivo, e... so anche che la vivrò ancora; perchè... la vita è fatta anche di cose che si fanno ma si pensa non si possano raccontare; perchè... mi piace tornare a sentirmi dentro l'orgoglio di chi rivendica per sè l'ammissibilità d'una vita piena, fatta di tutti i possibili colori.

-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_

Certe cose si fanno - Mina

Certe cose si fanno
quando non puoi dormire
quando viene la luna
e ti chiede di uscire,
senza alzarti dal letto
scavalchi il davanzale
e voli senza ali
e non ti puoi far male.
Il paese che dorme
non ti vedrà passare
ma lui non sta dormendo
ti sentirà arrivare
e sei dentro il suo letto
e gli pesi sul cuore
e lo chiami per nome
e gli gridi l'amore
lo cavalchi ridendo
sembri un'onda di mare
e lo lasci sfinito
che comincia ad albeggiare.

Certe cose si fanno

Certe cose si fanno

E rientri volando
come sei arrivata
sei di nuovo nel letto
solo appena affannata
il tuo uomo si alza
esce presto al mattino
non s'è accorto di nulla
pur dormendo vicino.
Ti verrebbe da dirlo
lo vorresti gridare
ma si sa certe cose
non le puoi raccontare
certe cose si fanno
quando non puoi dormire
quando viene la luna
e ti chiede di uscire.

Certe cose si fanno

Certe cose si fanno


-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_

Dopo che la canzone è terminata, pure Betty al microfono ha fatto un bel sospiro
:-)

martedì, maggio 30, 2006   

ScalataLa scorsa settimana ho assistito a Roma ad una lezione di un corso outdoor, tenuta da un famoso scalatore; il tema era l'avventura e la sperimentazione estrema come metafora del management, delle attitudini necessarie, delle abilità da coltivare, dei rischi da considerare.

Un passo mi ha compito particolarmente, ed è stato l'accenno alla difficoltà, alla paura che a volte assale chi si cimenta in un'arrampicata.

Il saggio scalatore diceva che, quando per qualche motivo non si riesce ad avanzare, molti si arroccano ottusamente in una certa posizione, fino a quando la montagna non la vince sulle loro residue forze e piega definitivamente la loro ostinazione.
Il comportamento corretto sarebbe invece quello di provare a fare del proprio meglio ma... senza forzare, senza andare oltre i propri limiti, da una posizione il più possibile comoda e, nel caso in cui sia evidente che non ci sia modo di avanzare oltre, scendere con calma, guadagnare un'altra posizione, distaccarsi da quella battaglia perduta per riuscire a capire quel che è possibile fare in un altro momento, oppure con altre modalità.

Alla faccia di chi, come me, ha un innato (e mai risolto) magismo infantile da gestire...

venerdì, aprile 28, 2006   

Leggendo la descrizione del libro "Trasgredire con amore" mi hanno colpito queste parole... le estraggo dal testo e le propongo qui...

Nulla di nuovo, certo, ma... trovo siano state ben messe...
La trasgressione (dal latino transgredi = passare al di là, oltrepassare, superare) è implicita in ogni ricerca, in quelle scientifiche come in quelle spirituali. Perseguendola si va al di là, oltre il modello di pensiero abituale, oltre la conoscenza attuale, oltre il comportamento condizionato.

L'erotismo e la sessualità forniscono un buon terreno per imparare a fare questo passo 'al di là', oltre i nostri limiti, proprio perché nell'atto sessuale siamo emotivamente molto coinvolti e presenti con tutto il nostro essere. Ma per trasgredire bene, bisogna prima conoscere il proprio mondo interiore, le proprie emozioni represse, i propri blocchi cronici, conoscere la sensazione di essere attraversato da un'energia forte. Solo allora si tras-gredisce veramente, cioè si va oltre il territorio interiore conosciuto.

Chiaramente, parlando di trasgressione non s'intende in alcun modo la violazione della legge dello stato, per esempio con pratiche pedofile, stupro o dominazione di persone non consenzienti, ma l'andare oltre i propri limiti autoimposti, oltre la gabbia dell'ego, senza mai perdere il proprio equilibrio psichico e mentale.

Mi viene in mente che tutto questo ha molto a che fare col concetto di seduzione...

venerdì, aprile 21, 2006   

domenica, aprile 16, 2006   

giovedì, aprile 13, 2006   

giovedì, aprile 06, 2006   

domenica, aprile 02, 2006   

Passeggiavo sul bagnasciuga, in questa giornata di tiepido sole, che appena avevo finito pranzo e... non mi andava di tornare subito a casa a far le faccende domestiche settimanali.

Cuffie alle orecchie mi guardavo intorno, e pensavo a come avrei potuto descrivere quel momento in queste pagine; avrei potuto parlare di quei legnetti che una mareggiata aveva deposto sul limitare della riva, umidi e contorti, che sembravano un'opera d'arte astratta; di quei due signori attempati che, nascosti dietro gli scogli, stavano amoreggiando come ragazzini sotto al sole; delle parole lasciate sulla sabbia, disegnate con un ramoscello, pronte per esser spazzate via dalla prima marea o dalla crudezza della vita; di quella striscia di sporco che galleggiava vicino alla riva, lasciata da chissà quale imbarcazione, chissà dove e chissà quando, ma arrivata ora proprio qui.

Questo vedevo, e nel vederlo pensavo a come rappresentarlo, ma poi... mi sono reso conto che nel pensare alla rappresentazione stavo sciupando il momento; non stavo vivendo, stavo descrivendo la vita, e... non è un buon segno per un blogger.

Per questo ho alzato il volume, distolto il pensiero, e volto più lontano lo sguardo.

venerdì, marzo 17, 2006   

lunedì, marzo 06, 2006   

venerdì, marzo 03, 2006   

venerdì, febbraio 10, 2006   

giovedì, febbraio 09, 2006   

lunedì, febbraio 06, 2006   

lunedì, gennaio 23, 2006   

Mi trovo sempre più spesso vicino a Ligabue...
E dire che l'ho sempre sentito distante... un po' troppo carnale... un po' troppo maschiaccio...
Ed invece, con quest'ultimo album, mi ha proprio sorpreso e... sì... mi ci ritrovo proprio bene in quel che dice, e nel modo in cui lo dice...

Vivere A Orecchio

Faccio come un uomo
gioco a fare il duro
monto con il lego uno scherzo di futuro
che il futuro è fuori garanzia
un bacio e via
vado come un uomo
sono complicato
passo la mia lingua sul taglio nel palato
non mi lascio stare a modo mio
a modo mio

e poi vivere a orecchio
senza ricette che qualcun'altro ha prescritto
e poi starci un po' stretto
ma vivere a orecchio

faccio come un uomo
tu che cosa credi?
un giorno è solo amore

il giorno dopo spero
tu rimani donna più che puoi
proviamo noi

e poi vivere a orecchio
senza ricette che qualcun'altro ha prescritto
e poi starci un po' stretto
ma vivere a orecchio

e poi vivere a orecchio
metterci di tutto e forse stonare di brutto
e poi senza biglietto
vivere a orecchio

da dove ti viene il mar di mare
da dove ti viene una canzone
da dove ti viene il peggio di chi sei? chi sei?
vado come un uomo
ci provo fino in fondo
a stare come tutti
in pari come il mondo

e poi vivere a orecchio
senza un soggetto che qualcun altro ha già scritto
e poi starci un po'stretto
ma vivere a orecchio

e poi vivere a orecchio
metterci di tutto e forse stonare di brutto
e poi senza biglietto
vivere a orecchio

da dove ti viene da vomitare
e dove ti porta una canzone
da dove ti viene il meglio di chi sei
il meglio di chi sei?

mercoledì, gennaio 18, 2006   

preparando una compilation di Fossati mi sono imbattuto in questa canzone... era tanto che non l'ascoltavo più, e... mi ha colpito, soprattutto nell'idea di spostarsi perchè non ci si riconosce più in qualcosa, di cambiare direzione sapendo che certe scelte vanno fatte, e... il non decidere è una decisione.

L'ho trovata di nuovo bellissima... e... la posto, perchè parla di me, ora.

E di nuovo cambio casa.

E di nuovo cambio casa
di nuovo cambiano le cose
di nuovo cambio luna e quartiere
come cambia l'orizzonte, il tempo, il modo di vedere
cambio posto e chiedo scusa
ma qui non c'è nessuno come me.

E stasera sera do a lavare
il mio vestito per l'amore
cambio donna e cambio umore stasera
e stasera voglio uscire
che mi facciano parlare
voglio ridere e voglio bere
io stasera cambio amore
è tutto qui.

Ma sapere dove andare
è come sapere cosa dire
come sapere dove mettere le mani
e io non so nemmeno se ho capito
quando t'ho perduta
qui fioriscono le rose
ma dentro casa è inverno e fuori no.

E vendo casa per un motore
la soluzione è la migliore
un motore certamente può tirare
la mia fantasia un po' danneggiata
e da troppo parcheggiata
e poi cambiare casa
come cambiano le cose così.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e mi trova che non ho concluso niente
io l'amore l'avevo in mente
ma ho conosciuto solo gente
e posso solo andare avanti
fintanto che nessuno è come me.

E gira, gira e gira, gira
si torna ancora in primavera
e scopro che non ho capito niente
e allora io stasera do a lavare
il mio vestito per l'amore
cambio donna e cambio umore
cambio numero e quartiere
fintanto che nessuno è come me.


martedì, gennaio 17, 2006   

sabato, gennaio 14, 2006   

lunedì, gennaio 09, 2006   

Mentre tornavo da Napoli, guidando sull'appennino abruzzese, con la neve ai lati di una strada trafficata da gitanti di ritorno, e con musica a tenermi compagnia, pensavo che Milano non ha che una faccia, Roma... forse ne ha due o poco più; Napoli ne ha 1000.

Napoli è un continente, un'atlantide emersa dalle acque del golfo alle pendici del vesuvio, popolata da gente diversissima che pure convive fianco a fianco in una tolleranza che sconcerta.

I quartieri sono città vere e proprie, per estensione ma anche per stile di vita; le stesse strade, le singole vie, sono micro-mondi dove sfumature e dettagli diventano sostanziali vedendo quali riferimenti e valori diano la direzione nel vivere; nei quali tutta una storia complicata si sviluppa intrecciando le vicende personali con quelle collettive.

Ho pensato a quanto siano grandi e stridenti le contraddizioni che vive questa metropoli, fino a sentire che Napoli è vera, Napoli è sincera, e che questo è ciò che davvero la caratterizza.
Napoli non nasconde le paure, la generosità, la malvagità, la perversione, il disincanto, la bellezza, il sogno, la speranza, la forza, la sporcizia, la ricercatezza, l'allegria, la vulnerabilità.
Napoli tutto questo te lo sbatte in faccia senza ritegno, come farebbe un bambino che non sa ancora che esiste un momento per ogni cosa, che è importante saper distinguere, e nel fare questo si ammanta di una sincerità ingenua che mi colpisce ogni volta che vengo fino quasi a ferirmi.

A Napoli c'è l'umanità intera, che si mostra per quel che è senza veli e senza pudore.
Napoli... Napoli vive senza pelle.

martedì, gennaio 03, 2006