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Ricordo... l'arrivo in una Praga rovente, coperta da un cielo fuligginoso; il trolley che sballottava su un acciottolato sconnesso, mentre cercavamo di evitare buche enormi; visi torvi di gente straniera che partiva in bus per destinazioni lontane, una zingara che cercava di circuire con un anello d'oro enorme un turista accanto a noi, ed il forte sospetto di aver sbagliato quartiere per la nostra sistemazione; l'albergo, l'accoglienza un pò minimalista, e la richiesta insistente di Marinella di cambiare alloggio.
Ricordo... il primo scorcio sulla Moldava nel tardo pomeriggio, il castello in alto, l'arrivo davanti ad un Ponte Carlo violato da turisti e venditori; il vortice di richiami, suoni e voci tra le quali si stagliava in modo allucinante uno stereo a tutto volume nel quale Er piotta cantava "Faccela vède/nun te fermà"; l'immersione nella folla dei viottoli della città, gli sguardi gettati dentro vetrine tutte luccicanti e uguali tra loro; i calcoli sulla valuta, i problemi con la carta di credito, la ricerca di coordinate gastronomiche, il primo gulash praghese.
Ricordo... la sorpresa nello sbucare da una via laterale proprio davanti alla torre del comune e all'orologio astronomico; l'attesa dello scoccare dell'ora, l'animazione del suo meccanismo iconografico e la spiegazione della simbologia esoterica fatta da una guida in spagnolo vicino a noi; la piazza e le inquietanti guglie blu della Chiesa di Tyn, e una fila di 1/2 ora davanti ad una bancarella per un dolcetto tipico.
Ricordo... la salita in tram al castello, l'enorme folla accaldata davanti all'ingresso e alla biglietteria, la passeggiata all'interno delle mura, le dritte dateci da un pesarese incontrato fortuitamente, il vicolo d'oro e la continua tentazione di comprare tutto; le maxifoto naturalistiche esposte per una manifestazione ambientalistica vicino al lungofiume, e l'acquisto di una bottiglietta di assenzio 70°; le ragazze praghesi dall'aspetto di barbie, alcune consapevoli della loro avvenenza e livide per la loro condizione, altre col cellulare in mano già proiettate verso chissà quali dimensioni lontane e spregiudicate.
Ricordo... la visita alle sinagoghe, le dure testimonianze dell'abominevole sterminio nazista, un messaggio che ho lasciato in inglese sul libro dei visitatori (suonava più o meno come un "Non siate voi a ripetere l'orrore del quale siete stati vittime"), l'acquisto di un piccolo golem in terracotta da portare a casa; un lungo giro al centro, una sosta nei giardinetti della piazza mentre pioveva, la conoscenza fatta con Pierpaolo e Laura, la cena insieme a loro a "U-Fleku" ascoltando un pò perplessi musica italiana e spagnola suonata chiassosamente; la visita con loro alla mostra di A.Durer, il pranzo prima della loro partenza e l'invito a incontrarsi di nuovo; la stanchezza nelle gambe e sulla testa che ci coglieva sempre più forte ogni volta che la sera tornava a scendere lenta.
Ricordo... la nostra partenza, saldando i conti con l'albergo; il guardarci intorno un po' spaesati così com'eravamo arrivati mentre andavamo all'aereoporto, l'attesa infinita del check-in, lo spavento tagliente per la perdita del cellulare a 5 minuti dall'imbarco e il suo roccambolesco ritrovamento, la partenza, il volo, l'atterraggio a Fiumicino tra i rituali applausi al comandate dei tanti italiani a bordo.
Ricordo... il nostro tempo nervoso davanti alle colonnine Citybyke, le mie triangolazioni logistiche, le brevi pedalate, le riconsegne puntuali ad ogni scader d'ora; l'aria fin troppo fresca della sera, i key-way messi sulle maglie di cotone, il Museum Quartier coi suoi strani sedili in cerchio nell'atrio antistante, i ragazzi intenti pigramente a bere birra e a rimorchiarsi sotto lampioni; il mal di schiena dopo ore ed ore all'impiedi, le nostre sedute davanti ad un gulash fumante con patate e crauti o alle Wiener schnitzel, con aria stanca ma golosa; la sorpresa davanti all'allegra follia della Hundertwasserhaus, che abbiamo raggiunto in bici seguendo percorsi improbabili.
Ricordo... un treno preso di nuovo di corsa, trascinando trolley in quel momento troppo pesanti tra scompartimenti già pieni; la sensazione alla partenza di aver lasciato indietro molto, che il tempo fosse volato, che forse neanche un ritorno sarebbe bastato a colmare quel che mancava di colmare.
Mi sono preso anche qualche rischio, per sentieri non tracciati di recente che finivano su vecchie postazioni militari in cemento; anche in questo stava il sottile piacere dell'ignoto... quello che andavo cercando, tra quelle pietre e quegli arbusti...
La discesa è stata più problematica della salita, forse anche per la stanchezza, sicuramente per il pietrame che rendeva difficile l'appoggio dei piedi: in diverse occasioni ho rischiato uno scivolone, e il mio pensiero ha scartato di lato per dirmi "Albè, se qui te fai male, chi tte 'rcoje?"
A metà del percorso ho incrociato una coppia di daini (erano daini?): uno completamente marrone e l'altro pezzato; erano in basso rispetto a me, all'inizio non si sono accorti del mio sopraggiungere, forse anche loro storditi dalla calura; quando il marrone s'è voltato, mi sono fermato, e ho dato loro il tempo per liberare il sentiero.
Procedendo accanto al punto in cui sono spariti mi son chiesto come avessero fatto a passare di là...
Sceso in basso, mi sono fermato sulla scogliera, a seguire l'avanzare di enormi onde dal mare aperto verso il porto; era impressionante vedere quel moto, seguirlo come fosse il respiro poderoso di un organismo enorme; ogni onda blu che arrivava diventava una carezza bianca di spuma alla pietra grigio scuro.
Sono rimasto a lungo, lì, ad osservare quello spettacolo, fino a quando la sete e la fame non mi hanno persuaso che era meglio tornare a Porto Venere, e rifocillarmi almeno un po' prima del ritorno a Lerici col battello.
Un volo... alto... Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.
Volare leggero... comunque leggero...
parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.
A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così: Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi.
Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.
slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!
Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema
coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare