martedì, luglio 24, 2007   



L'ho trovato affisso sopra uno stereo HiFi di classe esoterica; sarà stato di 1m x 2m... stupendo...

Al centro due ballerini che si muovono, leggeri, eleganti, misurati, come se il vento non ci fosse...
Lui porta, conduce, imposta la direzione; lei segue la traiettoria del passo, flessuosa.
Nell'immagine sono leggermente spostati a destra e... questo dà l'impressione del movimento, perchè il prossimo passo sembra proprio verso sinistra.

All'orizzonte nubi che paiono allontanarsi, forse hanno riversato pioggia sulla pista, fino a renderla uno specchio; e poi il mare, blu, forse profondo...

Le altre due figure sono impacciate e subiscono l'aria. Hanno ombrelli, si proteggono come possono, forse impegnate a mantenere un contegno.

Quando l'ho visto ho pensato che quel vento non sia reale; che sia un vento apparente, provocato dalla danza dei due ballerini...

voloalto | 11:43 | commenti (10) | link
>- ricordi, sensazioni e lampi, il mio sguardo -<


martedì, dicembre 19, 2006   

E' nata!




voloalto | 15:25 | commenti (5) | link
>- ricordi -<


Fiocco rosaSto per diventare "tri-zio" di una bella bimba di nome Maria Gioia!

Mi ha telefonato stamattina mio cognato... alle otto meno qualcosa... "Siamo al Salesi... già da ieri sera... sta andando tutto bene... " ed io, ancora mezzo addormentato, ho boffonchiato... "Porc... me lo potevate dire... sarei venuto su pure io! Dai... fatemi sapere."

Poi... 5 minuti sotto le coperte per ricapitolare la marea di cose che devo fare oggi, per cercare (con difficoltà) di fare ordine, e... la giornata è iniziata.
Non male!
:-)

voloalto | 10:00 | commenti (8) | link
>- ricordi -<


lunedì, novembre 27, 2006   

La trasmissione radiofonica domenicale di Radio2, intitolata Vasco De Gama, che veniva parlando di filosofia e di etica politica alle 11 del mattino, mentre sotto di noi l'asfalto dell'A14 scorreva veloce.

Ascoltare, con attenzione, cercando di capire anche le singole parole, per poi confrontarsi durante le pause musicali su quel che pensavamo a proposito, su come avevamo inteso quegli spunti, su situazioni analoghe a quelle descritte dai conduttori.

Una bella sensazione, come pure quel pensiero, che ci ha colpiti così tanto per la sua profonda verità:

Io non sono un essere
sono un divenire.

voloalto | 13:18 | commenti (3) | link
>- ricordi -<


giovedì, settembre 14, 2006   

Ricordo... l'arrivo in una Praga rovente, coperta da un cielo fuligginoso; il trolley che sballottava su un acciottolato sconnesso, mentre cercavamo di evitare buche enormi; visi torvi di gente straniera che partiva in bus per destinazioni lontane, una zingara che cercava di circuire con un anello d'oro enorme un turista accanto a noi, ed il forte sospetto di aver sbagliato quartiere per la nostra sistemazione; l'albergo, l'accoglienza un pò minimalista, e la richiesta insistente di Marinella di cambiare alloggio.
Ricordo... il primo scorcio sulla Moldava nel tardo pomeriggio, il castello in alto, l'arrivo davanti ad un
Ponte Carlo violato da turisti e venditori; il vortice di richiami, suoni e voci tra le quali si stagliava in modo allucinante uno stereo a tutto volume nel quale Er piotta cantava "Faccela vède/nun te fermà"; l'immersione nella folla dei viottoli della città, gli sguardi gettati dentro vetrine tutte luccicanti e uguali tra loro; i calcoli sulla valuta, i problemi con la carta di credito, la ricerca di coordinate gastronomiche, il primo gulash praghese.
Ricordo... la sorpresa nello sbucare da una via laterale proprio davanti alla torre del comune e all'orologio astronomico; l'attesa dello scoccare dell'ora, l'animazione del suo meccanismo iconografico e la spiegazione della simbologia esoterica fatta da una guida in spagnolo vicino a noi; la piazza e le inquietanti guglie blu della Chiesa di Tyn, e una fila di 1/2 ora davanti ad una bancarella per un dolcetto tipico.
Ricordo... la salita in tram al castello, l'enorme folla accaldata davanti all'ingresso e alla biglietteria, la passeggiata all'interno delle mura, le dritte dateci da un pesarese incontrato fortuitamente, il vicolo d'oro e la continua tentazione di comprare tutto; le maxifoto naturalistiche esposte per una manifestazione ambientalistica vicino al lungofiume, e l'acquisto di una bottiglietta di assenzio 70°; le ragazze praghesi dall'aspetto di barbie, alcune consapevoli della loro avvenenza e livide per la loro condizione, altre col cellulare in mano già proiettate verso chissà quali dimensioni lontane e spregiudicate.
Ricordo... la visita alle sinagoghe, le dure testimonianze dell'abominevole sterminio nazista, un messaggio che ho lasciato in inglese sul libro dei visitatori (suonava più o meno come un "Non siate voi a ripetere l'orrore del quale siete stati vittime"), l'acquisto di un piccolo golem in terracotta da portare a casa; un lungo giro al centro, una sosta nei giardinetti della piazza mentre pioveva, la conoscenza fatta con Pierpaolo e Laura, la cena insieme a loro a "U-Fleku" ascoltando un pò perplessi musica italiana e spagnola suonata chiassosamente; la visita con loro alla mostra di A.Durer, il pranzo prima della loro partenza e l'invito a incontrarsi di nuovo; la stanchezza nelle gambe e sulla testa che ci coglieva sempre più forte ogni volta che la sera tornava a scendere lenta.
Ricordo... la nostra partenza, saldando i conti con l'albergo; il guardarci intorno un po' spaesati così com'eravamo arrivati mentre andavamo all'aereoporto, l'attesa infinita del check-in, lo spavento tagliente per la perdita del cellulare a 5 minuti dall'imbarco e il suo roccambolesco ritrovamento, la partenza, il volo, l'atterraggio a Fiumicino tra i rituali applausi al comandate dei tanti italiani a bordo.

mercoledì, agosto 23, 2006   

Ricordo... il nostro disorientamento iniziale, gli edifici desueti, una mappa che a tratti svelava e a tratti nascondeva; l'albergo in subbuglio, lo staff poco accogliente, la stanza in disordine e la sua pronta sostituzione, con il sospetto che ci fosse qualcosa che non andasse del tutto in quell'hotel; il bel tempo di quel pomeriggio, la stanchezza, la sera che scendeva lenta, il giro a piedi per una Vienna celata come un regalo in un pacchetto ancora da scartare.

Ricordo... le stanze imperiali nelle quali s'è dispiegata la storia insolitamente moderna di una principessa di ieri; gli incroci con i gruppi italiani, le orecchie tese per rubare preziosi indizi alle parole delle guide per integrare le misere audio-guide; il parco e i fiori, gli scatti di foto che abbiamo fatto con le anatre nella fontana e le piante esotiche in quella serra vastissima oltre le alpi; la scoperta inattesa di Schiele, coi suoi dipinti di caseggiati dai colori pastosi e i corpi vestiti solo d'una espressione; lo stordimento davanti all'arte onirica di Klimt, alla simbologia insita ne "
La medicina", alla passione carnale incastonata nell'oro de "Il bacio", al groviglio incompiuto de "La sposa", alla sensualità di una "Danae" che ha trovato un suo modo di fermare il tempo, alla fatalità nello sguardo della "Giuditta I" con la testa mozzata della sua ennesima vittima.

Ricordo... il nostro tempo nervoso davanti alle colonnine Citybyke, le mie triangolazioni logistiche, le brevi pedalate, le riconsegne puntuali ad ogni scader d'ora; l'aria fin troppo fresca della sera, i key-way messi sulle maglie di cotone, il Museum Quartier coi suoi strani sedili in cerchio nell'atrio antistante, i ragazzi intenti pigramente a bere birra e a rimorchiarsi sotto lampioni; il mal di schiena dopo ore ed ore all'impiedi, le nostre sedute davanti ad un gulash fumante con patate e crauti o alle Wiener schnitzel, con aria stanca ma golosa; la sorpresa davanti all'allegra follia della Hundertwasserhaus, che abbiamo raggiunto in bici seguendo percorsi improbabili.

Ricordo... un treno preso di nuovo di corsa, trascinando trolley in quel momento troppo pesanti tra scompartimenti già pieni; la sensazione alla partenza di aver lasciato indietro molto, che il tempo fosse volato, che forse neanche un ritorno sarebbe bastato a colmare quel che mancava di colmare.

martedì, agosto 22, 2006   

lunedì, luglio 03, 2006   

M'è capitato di risentirla, e... mi è tornato subito in mente l'ultima volta che sono andato in auto a Roma, inglobato nel raccordo e annessi dalle 8 alle 11...

TuttaRoma - Corrado Guzzanti

Na Na Na Na Na eh eh eeeehhh

Vieni con me amore, sul Grande Raccordo Anulare

che circonda la capitale, e nelle soste faremo l'amore
E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma

All'uscita 25 c'è... 'a Laurentina...
Bruno l'infame ha cambiato gestione, ma il prociutto è più bono da Sergio
dietro la piazza... ma nun te fa lo scontrino...

All'uscita dell'Aurelia c'è... Casalotti Boccea...

fai la conversione e c'è er tabacchi notturno, se è chiuso giù al controviale
c'è il distributore... che te frega i resto... il distributore....ma te frega il resto...

E allora vieni con me amore sul Grande Raccordo Anulare

che circonda la capitale, e nelle soste faremo l'amore
E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma

Dal Verano c'è la rampa de... 'a tangenziale...
Devi stà attento de buttate in tempo a destra, te poi ritrovà su la Roma-L'Aquila, occhio ar cartello...

All'uscita 29 c'è'... Acilia Casalpalocco...
Dietro er bar de Enzo, c'è un centro commerciale dice Tiziana che nun ce sta... a' mucca pazza, ce sta 'r cartello, vatt'a fida'... so' boni tutti...
a mettece na scritta... so' boni tutti... so bono pure io a mette 'na scritta sur cartello

Amore amore, hai svoltato a quella prima e sei stata risucchiata dalla Cassia...

chissà adesso co' chi stai, chissà se sei arrivata mai...

Adesso c'è Sabrina, che lavora all'autogrill

dove faccio er pieno de benzina, pe' fa un metro sulla Tiburtina...
e se nasce una bambina poi la chiameremo RRRoma...

All'uscita dar Flaminio c'è... a Cassia Bissseeee

per via due ponti c'è un pezzetto contromano,
meglio la multa dell'ingorgo a Tomba di Nerone
ce poi mori' de vecchiaia... me raccomando...

All'uscita 24 c'è 'a cecchignola
do' m' hanno riformato pe' i piedi piatti
Daniele invece ha fatto la scena der matto janno menato
e poi nei granatieri ma janno menato
e poi nei granatieri

allora vieni con me amore sul grande raccordo anulare

che circonda la capitale e nelle soste faremo l'amore
e se nasce una bambina poi la chiameremo RRRoma
e er fratello lo chiamiamo cuppoloneeeeeeee


(REPRISE)

Me volevate chiude fori ma tanto su riuscito a entrare

per cantare il raccordo anulare
e se nasce una bambina poi la chiameremo RRRoma

dall'uscita 23 poi annà pe' Capannelle
c'è un ex fantino che mo fa il porchettaro
quando magni sputi pezzi de' briglia
non è cavallo, giura lui
forse è 'n somaro

All'uscita 27 c'è Castel Fusano
se ce rientri dar bretellone
quello che non hanno ancora asfaltato cor brecciolino
non sai che sarti che fai col motorino cor brecciolino

dalla prima uscita poi arriva ar Vvaticano

c'è 'n giapponese che s'è perso er torpedone
se je chiedi s'ha bisogno d'aiuto
te fa 'na foto
te serve aiuto? a giapponè
te fa 'na foto
pure 'a polizia je sta a parlà
te serve aiuto?
je fa la foto
pure alla polizia je fa la foto

dalla 7 poi andà dritto pe' Grotta Ferata
c'è 'n inglese che viene contro mano
dice "c'avete voluto in Europa e noi c'entramo"
guidamo tutti così
non sono io che sono strano
pure 'a regina guida così contromano
e che je fai 'a multa a 'a regina contro mano

Prima della 19 c'è Torpignattaraaaa
ce sta 'na buca come 'sta stanza
se ce caschi poi ce pensano loro
a chiamà casa
e pure l'ambulanza aoh
a chiamà casa

L'amore finisce, sul Grande Raccordo Anulare
La storia finisce sul Grande Raccordo Anulare
Il mondo finisce sul Grande Raccordo Anulare...


Ora ce rido, ma.. in quei momenti avrei voluto si fossero aperte le porte dell'inferno per qualcuno...

mercoledì, novembre 02, 2005   

voloalto | 14:49 | commenti (5) | link
>- ricordi -<


mercoledì, settembre 21, 2005   

voloalto | 14:35 | commenti (12) | link
>- ricordi -<


martedì, giugno 07, 2005   

Mentre mi muovevo nella luce di quel tramonto romano pensavo e quanto fosse stato intenso quel weekend con Mary, passato tra il biancore dei monumenti e i colori del museo, tra il fresco dei vicoli e la calura delle piazze, tra le risate inattese e le parole appena sussurrate.

Nel tentativo di ricavarmi una nicchia di tempo per me e di riordinare le idee non mi sono diretto in una delle tante chiassose pizzerie lì intorno, ma in una tavola calda della Termini.
In un'ala dell'ampio locale una ragazza suonava un pianoforte a coda nero; capelli biondi, lunghi, raccolti con seplicità, coronavano il suo chiaro viso da straniera, e un abitino scuro a fiori dorati ne fasciava i fianchi facendone risaltare le spalle.
Seduto al tavolo dietro di lei venivo ascoltando le sue note, seguendo il movimento delle mani sulla tastiera, e il suo ondeggiare lento al tempo dell'interpretazione.

Forse avvertendo la mia presenza non distante, la ragazza dopo un po' s'è voltata verso di me, con uno sguardo che sembrava una scherzosa richiesta di approvazione; col mento appoggiato sul pugno, e forse con un'espressione che tradiva i miei pensieri distanti, le ho sorriso a mia volta; lei si è voltata verso il piano, ha ripreso a suonare altri due brani, per voltarsi una seconda volta con quel suo sguardo tra lo scherzoso e l'interrogativo, e incrociare nuovamente il mio; poi... ha estratto uno spartito di Morricone, e ha iniziato a suonare la melodia "Playing love" della colonna sonora de "La leggenda del pianista sull'oceano"; ripensando a quelle note mi piace immaginare che di proposito abbia voluto accarezzare i miei ricordi, tra dolcezza e malinconia, e aiutarmi a ritrovare Mary.

Finito il brano mi sono alzato e le sono andato incontro; quando ho allungato una moneta nel vassoio sopra il piano m'è sembrata sorpresa, come fosse stato un evento giunto troppo presto; al suo "Grazie" ho risposto con un sorriso "Grazie a te", allontanandomi per riprendere il bagaglio e prepararmi alla partenza.

voloalto | 15:25 | commenti (5) | link
>- ricordi -<


domenica, marzo 20, 2005   

S.Michele

Mentre con l'auto scendevo lungo quella ripida discesa, sentivo crescere l'odore dei pini marini e della macchia mediterranea del Conero. Il mare era sotto di me, verde come l'Adriatico sa essere nei momenti di calma, appena increspato di onde che si tingevano del giallo del sole in direzione sud est. In altri punti l'acqua sembrava celeste, tanto era chiara la pietra del fondo.

Dopo aver parcheggiato ho percorso un sentiero tra arbusti, fino a raggiungere un piccolo ristorante, abbarbicato su uno scoglio, appena sopra la spiaggia sassosa. Ho pensato che doveva essere il "Da Silvio", dove mi avevano detto che il pesce lo cucinano davvero all'anconetana, e dove avrei voluto portare Bet. l'estate scorsa, quando era venuta a trovarmi.

Lasciandomi indietro quel pensiero, sono sceso per scalette fatte di legno e cemento, fino ad arrivare sulla spiaggia, cortissima, sassosa, e... meravigliosamente deserta. In terra quasi solo sassi ovali, d'un bianco calcareo e farinoso, mentre sul bagnasciuga la risacca mostrava del pietrame bruno.

Ho scelto un punto rialzato: una pietra inclinata, quasi piatta, sotto ad un costone bianco, ideale per ricevere al massimo la luce di quel sole che stava crescendo. Mi sono liberato della tuta, in boxer, restando immobile ad ascoltare la voce delle onde, mentre di tanto in tanto qualcuno passava, portando a spasso cani o alla ricerca di punti ancora più discosti.

Quante immagini mi hanno raggiunto... in quelle due ore di sole e mare...




voloalto | 22:38 | commenti (25) | link
>- ricordi -<


venerdì, settembre 17, 2004   

VACANZA 8)

La tappa successiva del mio viaggio è stata l'Elba.

Nel mio immaginario c'era un gioiello in mezzo al mare, e... a dire il vero temevo che le mie aspettative fossero esagerate.
La macchina avevo deciso di lasciarla a Piombino, e di imbarcarmi solo con il trolley e l'attrezzatura da campeggio: mi avevano avvisato che trovare parcheggio non era semplice e... il sole a picco sulla carrozzeria nera m'avrebbe fatto pensare di essermi portato dietro un ferro da stiro e non una sw.
Tra l'altro, sapevo che sull'Elba mi stava aspettando Fra. , e... contavo sulla sua conoscenza del posto e sul mio desiderio di scarpinare.

Temevo di avere aspettative troppo alte, ma già all'avvicinarsi del traghetto all'approdo mi son reso conto che non si trattava di un mito: quella sulla quale stavo per scendere era un'isola verde... che emergeva quasi magicamente dal blu profondo... in una giornata radiosa... proprio come l'avevo immaginata!

Sono sceso roccambolescamente dal traghetto... sembravo un emigrante degli anni '30, curvo per il peso del trolley cui avevo legato in modo precario la tenda e il sacco a pelo (usando il filo per stendere i panni).
Per fortuna Fra. si trovava vicino alla scaletta e non ho dovuto cercarla; lei era lì, braccia conserte, appoggiata alla sua macchina, ad accogliermi con un sorriso solare malgrado fossi arrivato impresentabile e trafelato come un cavallo da palio.

Dopo un breve giro in auto per farmi ambientare m'ha portato all'Enfola, una piccola penisola che si estende verso nord nella zona centrale dell'Elba, in un camping piccolo ma dotato di tutti i confort: un posto incantevole... una baia quieta davanti ad una spiaggia di sassi scuri... un minuscolo molo per l'attracco turistico... il verde della vegetazione tutt'intorno...

Fra. in quel periodo lavorava, e non poteva passare tutto il tempo con me, ma... s'è creata dei ritagli di disponibilità, che abbiamo sfruttato per parlare di noi.
Un po' per curiosità, un po' per necessità, andavamo chiedendo e parlando, a braccio, così come veniva, attingendo dalle tante cose che ci eravamo detti nel virtuale e che sapevamo l'uno dell'altra.
Così facendo abbiamo anche verificato se veramente "eravamo noi" oppure eravamo "l'idea che avevamo di noi", e... nel farlo eravamo un po' buffi... quando ce ne rendevamo conto ne sorridevamo.

Del nostro stare insieme ricordo nitidamente i discorsi fatti mentre passavamo per stradine minuscole tra le alture, dalle quali scorgevamo i profili delle isole e dei litorali vicini; e poi... le sere trascorse con intensità, cercando di prendere il massimo dal poco tempo a disposizione, quando la via lattea appariva incredibilmente chiara sulle nostre teste, e le parole tra lo scherzoso e il serio andavano al cuore di certe nostre questioni spinose.

...

(continua...)

mercoledì, settembre 08, 2004   

VACANZA 7)

La mattina successiva, mentre lasciavo il campeggio, mi ha accolto da dietro una fila di alberi un bel sole caldo.
Ho pensato "Oh: un buon modo per lasciarmi dietro Pisa e proseguire verso sud..."

Ho attraversato un lungo tratto dell'aurelia, immerso nella musica di Radio Capital, che per qualche arcano motivo veniva scegliendo brani adatti ai percorsi su strada.

Con gli occhi seguivo sfilare campagne, zone industriali enormi e deserte, gruppi di case dai tetti piatti, centri commerciali...
Tutto era illuminato da quella luce un po' gialla d'un sole che saliva dalla collina, sempre insolita per me, che sono abituato al sopraggiungere di quei toni solo nel pomeriggio.

Mi sono fermato solo quando son arrivato sul litorale oltre Livorno; sugli scogli arancio un mare gonfio d'onde lunghe si infrangeva con alti spruzzi, e ancora una volta mi giungeva la sensazione che non fosse un'entità geografica quella che avevo davanti ma... un enorme organismo che in quel modo respirava, lento ma... potente... infinitamente potente.

(continua...)

lunedì, settembre 06, 2004   

VACANZA 6)

Il tratto che da Lerici mi portava nuovamente verso sud l'ho fatto sull'autostrada: avevo voglia di arrivare presto a Pisa, dove sapevo per certo c'era un campeggio accogliente, e dove volevo fare un nuovo giro in notturna.

L'ho trovato, e... tempo 5 minuti ho fatto amicizia con una coppia di ragazzi tedeschi; mi avevano scambiato per "uno di loro" (chi mi conosce sa che il mio aspetto non è che sia proprio mediterraneo... occhi chiari, barba incolta, rasato a zero... potrei benissimo essere un tedesco, non fosse per l'espressività che cerco sempre di mettere in campo).
Proprio su questo abbiamo scherzato a lungo, alla luce del tramonto, con battute auto-ironiche sia da parte mia che da parte loro.
Partivano la sera stessa, con un volo verso Dresda, e... ci siamo salutati molto affabilmente, come forse sperano sempre di fare i tedeschi che amano l'Italia.

Montata la tenda, mi son studiato un percorso per Pisa, con l'idea fissa di mangiare un caciucco alla livornese; non sapevo neanche di preciso cosa fosse, di certo qualcosa a base di pesce, ma... volevo sperimentare, e... per questo mi son girato un po' il centro di una Pisa deserta e surreale; cosa buffissima... ho incrociato davanti alla torre una comitiva di ragazzi Civitanovesi, riconoscibilissimi per i loro "Oh Frà...", probabilmente arrivati con la moto in una specie di gita fuori porta di 400Km (dalle mie parti s'usa farle 'ste cose!).

Giusto il tempo di farmi spennare in un ristorante del centro, dove ho mangiato un caciucco che non m'è piaciuto e bevuto un pessimo vino alla modica cifra di 22€, mi sono addentrato per le viuzze di Pisa, con il solito obiettivo: PERDERMI per ritrovarmi!

E' stato divertente... seguire piccoli gruppi di studenti che ostinatamente erano rimasti in città, muoversi di vicolo in vicolo, per raggiungere qualche bar, oppure entrare in portoni per uscire ancor più numerosi; oppure... sedersi a qualche tavolo all'aperto, e... sorseggiare vino ridendo chiassosamente.

Io... ad un certo punto mi son fermato e me ne son stato un po' da una parte, ad osservarne il vai e vieni, roteando un bicchiere di Muller Thurgau dell'Alto Adige... come se me ne intendessi davvero di vini bianchi.

Quando la malinconia ha iniziato a coprirmi con la sua ombra lunga, ho ripreso il percorso del rientro.

Riverso sul materassino, mi son immerso in nuovi pensieri guadando la luce dei fari di chi rientrava muoversi sulla mia tenda .

(continua...)

sabato, settembre 04, 2004   

VACANZA 5)

Sceso dal battello mi sono imbarcato nuovamente, per approdare sull'isola Palmaria.

Mi avevano detto che era un'isola piuttosto selvaggia, che c'era poco o niente da vedere a parte il paesaggio, ma... era proprio questo che più mi interessava.

Non so di preciso quanto ho camminato, su quello scoglio davanti a Porto Venere, sotto al sole a picco di mezzogiorno, ma... ero determinato a salire, fin dove si poteva, per dominare il blu del Tirreno dall'alto di pareti scoscese; questo volevo, e questo ho ottenuto (
1 e 2 ).

Mi sono preso anche qualche rischio, per sentieri non tracciati di recente che finivano su vecchie postazioni militari in cemento; anche in questo stava il sottile piacere dell'ignoto... quello che andavo cercando, tra quelle pietre e quegli arbusti...

La discesa è stata più problematica della salita, forse anche per la stanchezza, sicuramente per il pietrame che rendeva difficile l'appoggio dei piedi: in diverse occasioni ho rischiato uno scivolone, e il mio pensiero ha scartato di lato per dirmi "Albè, se qui te fai male, chi tte 'rcoje?"

A metà del percorso ho incrociato una coppia di daini (erano daini?): uno completamente marrone e l'altro pezzato; erano in basso rispetto a me, all'inizio non si sono accorti del mio sopraggiungere, forse anche loro storditi dalla calura; quando il marrone s'è voltato, mi sono fermato, e ho dato loro il tempo per liberare il sentiero.
Procedendo accanto al punto in cui sono spariti mi son chiesto come avessero fatto a passare di là...

Sceso in basso, mi sono fermato sulla scogliera, a seguire l'avanzare di enormi onde dal mare aperto verso il porto; era impressionante vedere quel moto, seguirlo come fosse il respiro poderoso di un organismo enorme; ogni onda blu che arrivava diventava una carezza bianca di spuma alla pietra grigio scuro.

Sono rimasto a lungo, lì, ad osservare quello spettacolo, fino a quando la sete e la fame non mi hanno persuaso che era meglio tornare a Porto Venere, e rifocillarmi almeno un po' prima del ritorno a Lerici col battello.

(continua...)

venerdì, settembre 03, 2004   

Le sue labbra... quella ragazza sconosciuta aveva le labbra di Lei... e questo fatto ha fermato il mio tempo.

Quel tratto rosa, delicato... con un sorriso appena accennato ma presente... mentre ascoltava quell'uomo parlare; poi... il suo riprendere il discorso, scoprendo dolcemente il bianco allineato dei denti... la linea allargarsi e stringersi, mossa da parole che non potevo sentire ma che immaginavo accompagnate da una voce calma e setosa...

Poi... vederla sollevare un cocktail... appoggiarlo delicatamente... gli occhi appena socchiusi nell'atto del bere... il movimento appena accennato del suo collo... mentre sentiva il fresco scendere.

E... vederla succhiare un frammento di ghiaccio... i tratti del mento... muoversi... mentre la lingua giocava col palato...

Intorno a me luci e suoni assordanti di quel disco bar, ma... quella che m'avvolgeva era una canzone di De Andrè: calda, suadente, seducente... mi conduceva dolcemente verso un mondo fatto di ricordi.

Quanto tempo sarò stato lì... ad osservare le Sue labbra... ?

lunedì, agosto 30, 2004   

VACANZA 4)

Quella mattina, prestissimo, a svegliarmi è stato un lieve picchettare di pioggia sulla tenda; sbarrando gli occhi, ho subito realizzato che la cosa poteva essere particolarmente problematica: se entrava l'acqua, potevo allegramente salutare la mia idea della vacanza in tenda, visto che ero attrezzato contro l'umidità (tutto nel trolley era dentro buste ben chiuse), sì, ma... fino ad un certo punto.
:@

Venivo tastando il fondo, passando la mano sul telo superiore, cercando infiltrazioni, mentre fuori il suono della pioggia cresceva progressivamente; quando poi con un sospiro di sollievo mi sono convinto che tutto era a posto, mi son disteso nuovamente sul materassino, ad ascoltare quel suono che non m'arrivava più minaccioso, ma... con una dolcezza avvolgente e inattesa.
A quel punto mi sono immerso nei miei pensieri, come per cercare il filo conduttore di un anno intero, sgrandandone gli acini uno ad uno.

A risvegliarmi dal torpore è stato il rumore di un'auto del vicino parcheggio. Non restava che alzarsi, e attrezzarsi per la mobilitazione, smontando e riponendo tutto in auto.
Ket. e Cin. dormivano e... ero un po' combattuto, tra il pensiero di svegliarle scherzosamente e l'aspettare un minimo rumore dalla loro "vela". Ho aspettato li vicino fin quando un movimento mi ha fatto pensare alla fine del sonno, ho pronunciato un timido buon giorno, e quando Ket. ha aperto la tenda non ho resistito alla tentazione di fotografarle: non avevano neanche la forza di reagire... cascavano ancora dal sonno (letteralmente).

Colazione insieme, con profondi discorsi sulle relazioni uomo-donna, scambi di indirizzi, e poi partenza, destinazione Lerici, dove volevo prendere un battello che mi portasse a Rio Maggiore o Vernazza, per dare inizio alla camminata delle 5 terre.

Questo era il piano, che però non teneva conto delle avverse condizioni del mare, che rendevano impossibile raggiungere in battello quella destinazione; data l'ora (le 10.30), e il luogo dove mi trovavo (il molo di Lerici, a 2km di salita dall'auto), l'unica soluzione praticabile era quella di visitare l'isola Palmaria.

Sul battello che mi conduceva a Porto Venere, mi son seduto a prua: il muso della barca tagliava il blu delle onde sollevando alti schizzi d'acqua fresca e salatissima, con un rumore cupo e potente; gli spruzzi, nel raggiungermi, sembravano prima muoversi al rallentatore e poi improvvisamente accelerare, per il sali e scendi del ponte; stavo li, braccia aperte, a prendermi quell'acqua sulla pelle arsa da un sole feroce, scrutando l'orizzonte con rispetto e ammirazione.

(continua...)

mercoledì, agosto 25, 2004   

VACANZA 3)

Entrando nel piccolo campeggio mi son guardato intorno, cercando di memorizzare il momento: il mio primo campeggio, il mio primo dispiegamento della mia tenda su un suolo non domestico, e... la mia prima notte praticamente sotto le stelle (a parte le veglie estive al mare).

Ho notato un ampio spazio vicino ad un albero, e lì vicino una tenda enorme di ragazzi francesi; più in là due ragazze stavano cenando ad un tavolo da pic nic, vicino ad una "tenda a vela"; in quel momento mi sono sembrate silenziose, qualcosa però mi faceva pensare non fosse per riservatezza o riottosità, ma... per semplice stanchezza.

Il montaggio della tenda non è stato un problema: il mio igloo 2+1 è stato in piedi in un attimo; i problemi son venuti col materassino di gomma: dannatissimo... mi son finito i polmoni nel tentativo di gonfiarlo.
:/

Dovevo essere paonazzo dallo sforzo quando mi son rivolto alle due ragazze, esclamando con un filo di fiato qualcosa tipo "Ragà... questo a fiato nun se gonfia... non è ch'avete 'na pompetta?!"; non l'avevano, ma per fortuna un vicino sì!
:)

Dopo qualche battuta, mi hanno chiesto cordialmente se volevo un piatto di pasta. In quel momento non pensavo molto al cibo, ero troppo preso dall'allestimento ma, avendole sentite parlare di un mercatino in un paese lì vicino, ho esclamato "La pasta no... non ho molta fame, ma se dopo andate al mercatino... m'aggregherei volentieri... e magari mi faccio un gelatone".
Solo davanti alla macchina ci siamo presentati, ed è stato così che la serata con Ket. e Cin. ha avuto inizio.

Mentre guidavo mi sono accorto che non erano solo carine: erano pure simpatiche e spigliate, e poi... ogni tanto se ne uscivano con delle esclamazioni romagnole così buffe...
In giro per il mercatino ho seguito i loro sguardi, che curiosavano dentro negozi di cose strane oppure cercavano orecchini colorati.

Dopo una lunga camminata tra le vie affollate di bancarelle, ci siamo seduti stanchi sul basamento di una scultura al centro di un crocevia pedonale, con le gambe a penzoloni, a guardare la gente che passava.

A Cin. dolevano i polpacci e, tra il serio e il faceto, ho parlato del corso di massaggio fatto qualche tempo fà; non credevano fosse vero, e anche per questo le ho chiesto di allungare sopra di me una gamba e di mettermi alla prova; ed è stato bello vedere dopo un po' la sua espressione diventare assente... seguendo la mano che scorreva sulla pelle liscia... muovendo progressivamente i muscoli... lentamente.. dalla caviglia al polpaccio... per poi riprendere...
Anche la sua voce sembrava provenire da lontano quando ogni tanto esclamava qualcosa.

Mi sarebbe piaciuto passare quella notte sotto le stelle insieme a loro, col sacco a pelo fuori dalla tenda, magari a chiacchierare fin quando il sonno non ci avesse colti, ma... una volta rientrati era troppa la stanchezza...

Il sonno quella sera è arrivato prima di ogni possibile altra considerazione... ma non prima di un fitto chiacchiericcio dalla tenda a vela accanto alla mia
:)

(continua...)

domenica, agosto 22, 2004   

VACANZA 2)

Lau. non m'aveva lasciato solo un piacevole ricordo e una punta di malinconia, ma anche alcune dritte su una nuova possibile tappa del mio percorso: le cave di marmo, e poi le cinque terre.

Mi sono diretto verso nord, passando per l'Aurelia: abbagliante nel sole delle 15, la strada si srotolava tra cittadine popolate da negozianti pigramente seduti sull'uscio e turisti che scaricavano pesanti bagagli dal tetto delle auto.
Alla mia destra, le alpi apuane sempre più vicine, dominavano il paesaggio col grigio e il verde dei costoni, e col bianco degli scavi.

Giunto a Carrara, mi sono addentrato nel centro cittadino, seguendo le indicazioni stradali che genericamente segnalavano il percorso del marmo; la strada ha preso a salire, e nel giro di pochi km mi sono ritrovato ad affrontare veri e propri tornanti di montagna, immerso nel verde di boschi; dal finestrino, insieme al rombo del motore, finalmente entrava aria fresca e asciutta.

Mi sono fermato per scattare alcune foto e chiedere informazioni ad un venditore di souvenir; poi ho proseguito nella salita, dirigendomi verso la frazione di Colonnata, celebre per il lardo oltre che per le cave.

Non mi aspettavo di trovare così tanta gente, soprattutto a quell'ora; ed invece il piccolo centro era assalito da turisti, anche stranieri; quasi tutti con in mano un panino, vagavano per le stradine del minuscolo borgo, fissando a volte i muri in pietra, altre le pareti di roccia bianca.

Passando davanti ad un piccolo bar non ho resistito neanche io alla tentazione: sono entrato, e ho chiesto d'assaggiare il sapore del lardo; la ragazza che affettava aveva appesa vicino una bandiera rossa con l'immagine di Che Guevara, e... non poteva sapere che era quello il motivo percui sorridevo tra me e me.

Poco dopo ho iniziato la discesa, chiedendomi se nei pressi di Carrara ci fosse un camping comodo non solo per il pernotto, ma anche per la partenza verso le cinque terre.
Mi sarebbe piaciuto anche visitare la cittadina e per questo, dopo aver parcheggiato, mi sono diretto al punto informazioni, dove ho fatto il terzo grado a Cat., una preparatissima, simpatica e carina hostess (abbinamento di non poco conto!).

Ho tentato con disinvoltura di estorcerle un appuntamento, e le avrei volentieri dedicato quella serata: niente da fare... quella sera era impegnata anche col lavoro di addestratrice di cani, oltre che sentimentalmente (altro abbinamento di non poco conto!).

Mentre mi allontanavo dal suo ufficio mi chiedevo che impressione le avessi fatto: se mi avesse preso per un pappagallo, oppure per qualche altro animale in via d'estinzione; sorridendo e scrollando la testa ho pensato che in fondo lo ero... anche se con intenti assolutamente pacifici (?!?!) =)))

Quando ha iniziato a farsi l'ora per la ricerca di un campeggio, ho ripreso l'auto avviandomi verso la costa; ricordo il molto traffico, e le risposte sbrigative degli addetti alle reception, che permettevano l'ingresso solo ad un minimo di 2 persone per tenda.

L'ora si stava facendo tarda, e il pensiero di dover montare la tenda in un campo appena arato sempre più pressante (aio!!), quando sono riuscito a trovare un posto disponibile in un campeggio vicino a Sarzana, a due passi da La Spezia.

(continua...)

sabato, agosto 21, 2004   

VACANZA 1)

Son tornato da due giorni, e sto cercando di mettere ordine tra ricordi e sensazioni, senza però raggiungere dei risultati accettabili.
Disadattato alla mia realtà odierna, forse col raccontare potrei riuscire a tirar fuori e rielaborare... (!?)
Non so... sono un po' scettico... ma... forse provare non guasta.

Ricordo la strada dell'andata; la campagna marchigiana, già accesa sebbene fosse solo il primo mattino; venivo lasciandola alle spalle, per affrontare i monti e poi la piana dell'Umbria.
Oltrepassate Perugia e la Val di Chiana, l'estemporanea decisione di non fare autostrade, e l'immagine della mia macchina per strade secondarie, tra paesini e frazioni, e fiancheggiare viali alberati, piazze e mura di cinta.
Anche a costo di far semafori, incroci, striscie pedonali, quello doveva essere.

Così facendo ho superato anche la campagna senese, fermandomi solo pochi minuti a mangiare un panino, in un paesino che solo poi ho scoperto aver dato i natali a Boccaccio.
In quella piazzetta, seduto al tavolo di un bar chiuso per ferie, mi sono stupito di aver dato inizio a quel percorso, di essere già per strada, come fosse stata una scelta inaspettatamente giusta.

Ho preso la direzione di Empoli e poi, tagliando verso ovest, ho raggiunto Pisa, dove Lau. aveva deciso di "dedicarci del tempo" e... sapevo mi stava aspettando.
Nell'incontrarla ho avuto quella strana sensazione che mi coglie sempre quando "porto nel reale qualcuno del virtuale": credo di aver avuto uno sguardo tra il curioso e lo stanco, in quel parcheggio in cui ci siamo dati appuntamento, e poi a casa sua, muovendomi tra i suoi spazi e le sue cose.

Mentre riprendevo fiato del viaggio abbiamo parlato un po' di noi, andando oltre quel che ci eravamo già raccontati in pillole di messenger, dei nostri studi, delle vicende sentimentali più o meno recenti, del nostro mondo.

Sapeva che desideravo vedere "la sua Pisa", e per questo siamo saliti sul suo scooterone: bandana e casco in testa, siamo partiti per le vie e i lungofiume, fermandoci di tanto in tanto a leggere il contenuto delle due guide turistiche per bambini che una sua amica aveva scritto qualche tempo prima.
Ogni tanto alzavo gli occhi verso un dettaglio, cercando di coglierlo con l'obiettivo della mia piccola digitale.

Bello poi il salire sulla sua decappottabile, prendendo la via del mare per rincorrere un improbabile tramonto nell'aria umida della sera che si preannunciava.
Bello lo stare in riva al mare, al crepuscolo, stesi su stuoie e cuscini, con lumini accesi intorno, sorseggiando un aperitivo, e trovando la voglia di scavare con rinnovato slancio nel nostro passato.
Bello lo stendersi nel buio della campagna pisana, scomodi da morire ma determinati a stare col naso all'insù alla ricerca di stelle cadenti da legare a qualche desiderio.
Bello, per tutto il tempo, il suo sguardo di donna che sa leggere nelle cose, e che riesce ad affrontare, offrire, chiedere, bilanciare.

Nel partire da casa sua, il giorno successivo, sapevo che l'unica cosa che potevo fare era salutare.
Avviando la macchina, pur sapendo che la vacanza era appena iniziata, già sentivo nostalgia...

(continua..)

mercoledì, luglio 28, 2004   

Ieri sera attraversavo la campagna marchigiana che era il tramonto, dirigendomi verso l'entroterra.

All'orizzonte una lunghissima striscia ocra colorava il cielo, e più in basso un rosso sempre più acceso s'adagiava sui monti, lontani.

A coprire il rumore del motore nel mio avanzare per sali e scendi, questa canzone, ed il pensiero dei giorni scorsi.


SALLY
di Vasco Rossi
interpretata da Fiorella Mannoia

Sally cammina per la strada senza nemmeno guardare per terra
Sally è una donna che non ha più voglia di fare la guerra
Sally ha patito troppo,
Sally ha già visto che cosa ti può crollare addosso!
Sally è già stata punita
per ogni sua distrazione o debolezza
per ogni candida carezza
data per non sentire l'amarezza!

Senti che fuori piove
senti che bel rumore.
Sally cammina per la strada sicura
senza pensare a niente
ormai guarda la gente con aria indifferente.
Sono lontani quei momenti
quando uno sguardo provocava turbamenti
quando la vita era più felice
e si potevano mangiare anche le fragole
perchè la vita è un brivido che vola via
è tutto un equilibrio sopra la follia
.. sopra la follia!

Senti che fuori piove, senti che bel rumore.
Ma forse Sally è proprio questo il senso, il senso / del tuo vagare
forse davvero ci si deve sentire alla fine un po' male!
Forse alla fine di questa triste storia qualcuno troverà il coraggio
per affrontare i sensi di colpa e cancellarli da questo viaggio
per vivere davvero ogni momento con ogni suo turbamento e come se fosse l'ultimo!

Sally cammina per la strada leggera
ormai è sera
si accendono le luci dei lampioni
tutta la gente corre a casa davanti alle televisioni.

Ed un pensiero le passa per la testa
forse la vita non è stata tutta persa
forse qualcosa si è salvato
forse davvero non è stato tutto sbagliato
forse era giusto così!
Eh forse, ma forse, ma sì!

Cosa vuoi che ti dica
senti che bel rumore.

domenica, luglio 25, 2004   

Disteso sul divano, ascolto un album di Lene Marlin, ripensando alla sua bellezza, a quanto potere essa ha avuto su di me in questi giorni, e... a quanto è riuscita a darmi.

La sua bellezza, che è stata anche quella d'una intimità mattutina: scherzosa, cercata dapprima con imbarazzo e curiosità, e poi con una determinazione imposta dal tempo che passa rubando istanti, pensieri, parole...

...anche quella d'un mare che accoglie e culla dolcemente: su una lastra liquida solcata lentamente, scoprire il placido galleggiare dei gabbiani, e un moto inverso diretto verso la costa davanti a noi...

...anche quella di risposte date con un sorriso meravigliato: domande impertinenti a frugare dentro i nostri vissuti, celati dietro un sorriso imbarazzato e mai del tutto ammessi...

...anche quella d'un temporale in alto mare: appoggiati al davanzale, la mia mano che scivola lenta sulla sua schiena morbida, i polpastrelli che cercano di trattenerne la pelle nello scorrere...

...anche quella di parole dal passato: storie, volti, come fosse un riannodare paziente di quel che c'è stato con quel che c'è...

...anche quella di una luce arancio che rasenta la collina: nell'approssimarsi d'un tramonto, in un borgo come tanti, parole per svelare e donare dettagli di sè...

...anche quella degli ultimissimi istanti: dietro la porta d'un treno che parte, una mano che si scuote velocemente per salutare, un sorriso aperto e uno sguardo che continuano a seguirmi mentre faccio i primi passi sulla piazzola...

E... tutto questo riscoprirlo ricordando la luce dei suoi occhi castani, su di me, in una scheggia di tempo, come tante ne abbiamo vissute in questi tre giorni trascorsi insieme.

Ora per me il profumo delle mie candele blu è il suo.

voloalto | 16:44 | commenti (5) | link
>- ricordi -<


domenica, giugno 27, 2004   

giovedì, giugno 24, 2004   

Ero immerso nei miei pensieri, ma non riuscivo a districarli. C'erano diversi "conti che non tornavano", diverse situazioni che non riuscivo a mettere a fuoco e che, invadenti, mi portavano via spazio mentale.

Per questo non sono tornato subito a casa, ma ho proseguito, nella mia passeggiata, facendo un percorso un po' più lungo del solito.

Arrivando alla stazione, ho proseguito per il sottopassaggio, poi per un tratto del lungomare, per poi tagliare la spiaggia fino al bagnasciuga.

Erano le 9, e a nord-ovest il cielo prendeva colori insoliti: un chiaro verde acqua, dietro le nubi giallo-ocra del tramonto, faceva risaltare ancora di più il blu profondo del quale si stava tingendo il mare a oriente, appena increspato dalla brezza.

Camminavo lungo la riva, e sorbivo quell'aria di mare, pensando che momenti come quelli sembravano fatti apposta per volgere da un lato lo sguardo ed incrociare quello di qualcuno che potesse capire quella bellezza.
Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



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