martedì, marzo 30, 2004   

[Byork - “Pagan poetryâ€]


Lei era... era una mia amica.


L'avevo conosciuta quasi per sbaglio, una sera in cui ero solo, solo al mondo, e... cercavo di perdermi, immerso in una chat, torbidamente, così com'è possibile fare quando senti freddo dentro, e sai che non è l'aria ma il sangue a non scaldarti.

Quella sera per me avevo scelto questo, con determinazione, per stordirmi e poi cercarmi nello stordimento di qualcun altro: conoscevo bene l'intima e ultima confidenza che mi poteva dare un contatto come quello; e... sapevo molto bene come si faceva, qual'era la catarsi interiore che volevo ottenere, qual'era l'energia che volevo evocare.


Quando l'ho incrociata, lei non si è tirata indietro: si è lasciata coinvolgere, lo voleva anche lei, lo cercava come me, anche se non sapeva cos'era, anche se per lei quel che l'aspettava non aveva ancora un nome. Ha scelto me, tra tanti, forse perchè sono stato l'unico ad averla portata via dolcemente, prendendola per mano, verso quella nuova esperienza da provare.

Lei era li, con me, come me, in quel gioco inaspettato, sorpresa di lei, di me e di quel che facevamo; ed è stato proprio così che ci siamo conosciuti, sul limitare di una serata in cui tutti i veli cadono e poi diventa più facile parlare di sé e del proprio mondo.


Spesso lei tornava, ed era bello per me incontrarla e dedicarmi a lei, scoprire nuovamente la sua sorpresa, e in qualche modo cercare di lenire il suo dolore, così simile al mio: aiutarla era aiutarmi, era... scoprirmi, era... conoscermi, mettermi alla prova, nella mia ricerca di leggerezza.

In quegli incontri notturni eravamo due singolarità che si erano avvicinate; io, che leggero in vita mia lo sono stato poche volte, dotato d'un'attenzione meticolosa e d'un affetto “ingenuo e densoâ€; lei, così diversa da me, così riservata, così schiva, e che malgrado questo tornava a cercare un contatto con me, in quel modo così inconsueto, per ascoltarmi, per parlarmi, per scambiare calore con me.

A volte usavamo anche la chat audio di Yahoo, ma lei non aveva il microfono e così, mentre digitava, ero io a parlarle: le piaceva la mia voce, diceva che la faceva sentire tranquilla, coccolata, ed era proprio quella la sensazione che volevo darle, e sentirmi capace di questo.

Ha aspettato molto tempo prima di mostrarmi il suo aspetto; voleva mostrarsi con un sorriso, diceva di non avere molte foto, e che non voleva farsi vedere triste. Nella foto che m'ha spedito, allegata ad un'email, sedeva in un bar: sul suo viso c'era un sorriso, sì, ma... i suoi occhi neri tradivano nel profondo ancora una volta la sua tristezza.


Sotto le vacanze di Natale avevamo pensato fosse possibile incontrarci, a Roma, ma in lei avevo percepito un filo di esitazione, e per questo l'ho lasciata libera di rimandare: ci siamo detti che presto avremmo trovato altri momenti, per guardarci negli occhi, e magari ridere di quella nostra strana amicizia; strana, per come era nata, per come l'avevamo condotta, e per quello che ci stava dando.


Con il passare del tempo, una serie di fatti l'avevano allontanata da me: le avevo chiesto per email il motivo, un po' preoccupato, e mi aveva descritto alcuni problemi in famiglia, di vari generi; a questi si sommavano ai suoi turni in ospedale, che le impedivano di connettersi con continuità; anche per questo, ad un certo punto, le avevo fornito il mio cellulare: volevo che sentisse che le ero accanto, per il poco che potevo fare, e che in qualsiasi momento poteva contare su di me. Lei lo sapeva, ma non ne ha mai approfittato; si limitava a rispondere agli sms che le inviavo, ogni tanto, quando il mio pensiero passava sulla direttrice di Roma, e piegava leggermente da un lato verso la provincia.


L'ultima volta che ci siamo incontrati in chat avevamo deciso di incontrarci; appena possibile, volevamo fare una bella passeggiata insieme, trattarci bene, coccolarci fino a sfinirci, con tutta la dolcezza che possono dedicarsi due buoni amici che sanno cos'hanno passato insieme, cosa stanno vivendo, e di cosa hanno bisogno.

Ricordo che in quell'occasione lei m'ha anche chiesto “E se ci innamoriamo?â€; ricordo di averle risposto “Beh, pensa che bello!â€.

Poi altri fatti, altre situazioni, hanno nuovamente dilazionato il nostro incontro: per sms mi aveva detto che di li a poco sarebbe andata 10gg in montagna a riposarsi. L'ultimo sms glie l'ho mandato mentre stavo cucinando una cena solitaria; suonava all'incirca così

“HofattoUnSoffritto DaGranChef e,ComeImmagini,HoSporcatoTuttoQuelKePotevoSporcare.TiRicordiKeTiVoglioBene,Sì?â€.

Dato che a quell'sms non aveva risposto, ho pensato non ci fosse molto da ribattere, oppure semplicemente che si fosse lasciata coinvolgere da quel tal anestesista, che da tempo la corteggiava senza troppi risultati, e che forse l'aveva persuasa a fidarsi di lui.


Era passato qualche tempo, da quell'ultimo sms, e aspettavo con pazienza sue nuove, immerso nella mia nuova attività di blogger. Stavo chattando con un'amica conosciuta proprio “quiâ€, quando una bandierina m'ha segnalato l'arrivo di una email; proveniva dal suo account, ma... non era lei: era sua madre,... mi diceva di aver trovato il mio indirizzo sulla rubrica della figlia,... mi segnalava il fatto che se n'era andata, dopo due giorni di agonia, per un'emorralgia interna.

L'impatto di quella notizia su di me è stato devastante, e... sono stato fortunato ad affrontare quel momento avendo vicino una persona che m'ha aiutato, come solo può fare chi sa cosa significa vivere la prossimanza e il distacco della virtualità.

Al senso di impotenza s'è sommata la confusione, come una nebbia che saliva e che copriva tutto; non sapevo cosa pensare: quella notizia era così netta, assurda, così... in-comprensibile nella sua portata che... non riuscivo a capacitarmene completamente; e... nessuno strumento per farla mia, per com-prenderla: le mie braccia erano pesanti, le mie mani calde, le guardavo... impotente...

Una marea di pensieri, dei più diversi, hanno iniziato a vorticare in me, a confutare quell'evidenza: che si fosse stancata per qualche motivo del nostro rapporto, e avesse preferito sparire di scena in quel modo?! Che lei stesse cercando un certo tipo di avventure e d'affari e, avendo constatato che non ero “promettenteâ€, forse aveva pensato di togliermi dai piedi così?! Che si trattasse di uno scherzo assurdamente crudele, da parte di qualcuno, alle spalle nostre?! Che in realtà lei non fosse mai esistita, che lei fosse stata solamente l'immagine di un camuffamento ben fatto, e che in quel modo s'era posto fine ad un gioco che magari non era più divertente?!

Dopo molte esitazioni mi sono deciso a chiamarla al cellulare, ma... rispondeva solo la segreteria telefonica; a quel punto mi son messo a scrivere alla madre, forse più per sfogarmi che non per chiedere informazioni, su quel che era successo; si... per sanare almeno in parte lo sconvolgimento che stavo vivendo, e magari provare a farmene una ragione.

Nel farlo, mi interrogavo su cosa rimaneva di tutta quella storia, il suo lascito; la conclusione era che restavano tanti dubbi, e una sola, invadente certezza: il mio sconfinato bisogno di affetto, che mi aveva condotto a quella situazione.


Tutto stava scivolando via da me, lentamente ma inesorabilmente, proprio per il sospetto che fosse stato tutto un gioco. Stavo cucinando la mia cena, quando ho ricevuto una chiamata sul cellulare: dall'altro capo c'era una donna profondamente affranta, che si scusava del disturbo, e che diceva di aver capito che ero stato una persona importante nella vita di sua figlia; era la madre, che... accettava di parlarmi, di esporsi, di rispondere alle mie domande, sulle modalità del fatto, sui tempi, sullo specifico accaduto,...

Abbiamo parlato a lungo, intervallando le parole col pianto; io le continuavo a ripetere “Signora, io non sono che uno sconosciuto, non sono che un'ombra, ma... a sua figlia volevo davvero bene... e credo che lei ne abbia voluto anche a me. Lei ci ha lasciato del bene, ora sta a noi averne cura e diffonderlo nel mondo...â€. Ci siamo salutati, forse per non continuare a tormentarci e, ciascuno, per entrare in una sofferenza più intima e privata.


Lei non aveva letto quel mio ultimo sms, perchè era entrata in coma il giorno precedente... per un'emorralgia epatica, a 28 anni, mentre si trovava sulla superstrada che l'avrebbe portata all'ospedale dove lavorava; due giorni dopo se n'è andata.

Io... non l'ho mai incontrata, e... era una mia amica.


Questo mio ricordo vorrei fosse un fiore, deposto in sua memoria in questo “mondo virtuale†in cui ci siamo conosciuti; come se fosse una bottiglia lanciata nel mare, lo lascio qui, sperando che la corrente la porti lontano, senza voler sapere dove.












voloalto | 22:14 | commenti (30) | link
>- -<

Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



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