venerdì, aprile 29, 2005   

Mentre tornavo in ufficio, passeggiando lungo il viale alberato, lei mi è sfilata accanto con una vistosa auto scoperta e dal colore aggressivo.
Bionda platino, occhiali dalla montatura ampia a coprire in parte un viso altero, aveva stampato sulle belle labbra un sorriso quasi sprezzante.
Ha rivolto a me lo sguardo, più per controllare se avessi notato il suo passaggio, che non per osservare intorno.
Credo non abbia incrociato un mio sguardo di ammirazione.

voloalto | 14:27 | commenti (16) | link
>- il mio sguardo -<


lunedì, aprile 25, 2005   

Venerdì scorso un'auto con sopra il megafono è passata per le vie del mio paesino, annunciando che all'auditorium comunale sarebbe stato proiettato "La notte di San Lorenzo", film degli anni '80 sulla resistenza e sulla liberazione, e... sono andato a vederlo.

Ho visto rappresentati la diffidenza, l'odio, l'incoscienza, la nobiltà, la vanità, la superbia, la curiosità, la stupidità, l'amore, il trasporto, la sensualità, la crudeltà, l'amicizia... di quella gente di 60 anni fà, in un ritratto semplice ma toccante che mescolava la storia drammatica dei singoli e quella dell'intera nazione.

Al termine della proiezione è stata data la parola al presidente dell'Associazione Partigiani d'Italia di un comune qui vicino: un anziano maestro elementare, medaglia d'oro per la sua militanza nelle campagne di Forlì.
Ha parlato di tante cose, raccontando di episodi, facendo considerazioni intelligenti sulla situazione attuale e sulle improvvisate proposte di riforma che di recente sono state presentate a vantaggio di qualcuno e non della collettività.
Al di là delle parole, ciò che mi ha colpito di più sono stati il suo sguardo, fermo, dritto, e... la sua voce, calma, pacata, di uomo anziano che riconosce i segni, sa a cosa si sta andando incontro e che è lì per fare appieno la sua parte.

Ci ha invitati tutti alla manifestazione del 25 aprile nel suo paese, ed io questa mattina ci sono andato.
Bella la riflessione che ha fatto sul perdono e sui morti: il perdono non si nega a nessuno, i morti sono morti su entrambe i fronti e meritano rispetto, come pure le loro vicende personali, ma... è anche giusto ricordare quel che è successo 60 anni fà, quali sono stati gli errori e le scelte giuste, e non fare confusione tra chi ha speso la propria vita per la liberazione e chi invece per l'oppressione.
Bello anche il discorso sul benessere che ha goduto la nazione nei decenni successivi alla guerra, che è il frutto d'una solidarietà che non era fatta di parole ma di gesti concreti e di sacrifici a favore di un futuro migliore per tutti.

Sebbene io sia sempre stato interessato alla politica e alle nostre radici, per la prima volta sento d'aver commemorato davvero la ricorrenza del 25 aprile, considerandola non come una semplice festività, ma... come una data importante, riferita ad un evento storico, pensando che davanti a grandi fenomeni e fatti ci si sente piccoli e inermi, ed invece... ci si dovrebbe sentire piccoli portatori d'acqua, che devono spingere nella direzione giusta perchè le cose vadano bene, per noi e per gli altri.

Il nostro singolo benessere passa anche attraverso il benessere degli altri.

Buon 25 aprile a tutti.

voloalto | 16:31 | commenti (5) | link
>- il mio sguardo -<


martedì, aprile 19, 2005   

Ultimamente non riesco più a credere nel potere delle parole di spiegare o di aiutare, men che meno di quelle scritte; questo mi induce a riflettere su quel che possa essere questo blog, cosa sia diventato, cosa ne possa venir fuori, e più in generale a cosa serva questa mia "veste virtuale" fatta di blog e chatting che da due anni indosso.

Un passatempo questa mia frequentazione non è stata mai; è sempre stata un canale, un'opportunità di confronto, per scoprire, per conoscere, per capire, ma... sempre più spesso mi accorgo che questa opportunità rischia di essere chiusa in sè stessa e senza sbocco: sono parole quelle che scrivo, sono parole quelle che ricevo come risposta, sono parole quelle che scambio in messenger.

Col tempo sono diventato bravo, ho imparato ad usare le parole, e so di essere capace di scolpirle come fossi un maestro d'ascia, di dare forma ad un pensiero, oppure di usare le mie piccole mani sull'anima degli altri, ma... sento di aver bisogno d'altro che non siano parole.
Credo d'aver bisogno di aria, di luce e di emozioni; di... indicare col dito, segnare con uno sguardo, legare con un abbraccio, chiarire con un sorriso, sentire con una carezza, avanzare con un passo.

Per questo mi ritrovo a chiedermi se abbia un senso il continuare "qui".

voloalto | 09:28 | commenti (11) | link
>- sensazioni e lampi, il mio sguardo -<


lunedì, aprile 18, 2005   

Ieri sera mi son visto "Se mi lasci ti cancello", con Jim Carrey.
Bel film, forse un po' troppo articolato, ma... c'ho trovato diversi spunti di riflessione, che mi sono gustato come fossero un cioccolatino dolce mentre scorrevano i titoli di coda.
 
Tra tutti, quello che più mi ha colpito è stato il legame che esiste tra i ricordi (e quindi il passato), l'oggi e quel che sarà.
Serve a qualcosa il rimuovere? L'estirpare? O non è che un semplice palliativo, una reazione, un tentativo di compensare in quache modo il senso di impotenza che deriva da un fallimento?

Il film presenta proprio questa tesi: dopo la rimozione dei ricordi, i protagonisti tendevano a ripetere gli errori già fatti, non solo con modalità analoghe, ma... addirittura con gli stessi soggetti che avevano rimosso, quasi ci fosse un'attrazione fatale, una combinazione alchemica, una polarità inevitabile.
Il motivo, nel film, viene lasciato alla libera interpretazione dello spettatore; personalmente c'ho visto il fatto che la "cancellazione" agiva solo sui ricordi, non sui comportamenti, che restavano intatti; per cambiare davvero avrebbero dovuto rielaborare, non cancellare; e... anzi, proprio la rimozione del ricordo rendeva impossibile la rielaborazione, e quindi comportava la coazione a ripetere gli errori compiuti.

Altro spunto è stato quello della cancellazione non selettiva: la rimozione di quanto di negativo c'era stato comportava la rimozione anche di quanto c'era stato di positivo, che non è patrimonio solo dell'altro ma anche di sè stessi. In fondo... siamo fatti anche di coloro che abbiamo deciso di portare nella nostra vita... che restano legati, anzi... incollati al nostro essere. Senza loro noi non siamo gli stessi, senza loro noi cambiamo; questo è vero in negativo, ma... forse è vero anche in positivo: per cambiare bisogna "scollarsi".

venerdì, aprile 15, 2005   

Intorno c'ho gente preoccupata del mio umore, del mio equilibrio...

Dicono che non so più divertirmi, che sto giù e che si vede, che appaio stanco, e... nel dirlo cercano di aiutarmi... pensano di aiutarmi.
Fossero le parole che possono aiutare... servissero a qualcosa.

Forse... l'atto stesso del parlare, quello sì; di prendere la parola, con coraggio, e... approcciare un discorso su questo argomento, ma... le parole in sè servono a poco più che niente... anzi... ti ricordano che sei nell'angolo, che sei fuori dalla porta, che sei fuori posto, che non dici le cose giuste, che non hai l'aria di uno giusto, che non sei nella banda, non sei nel gruppo dei "normali", dei gaudenti che "si stanno godendo la festa", che non sei altro che un ingranaggio inceppato che non riesce a ruotare insieme agli altri... che slitta... che cigola.

Ecco cosa sono: un ingranaggio inceppato.


martedì, aprile 12, 2005   

Una cara amica mi scriveva questo:
"...ma cosa c'è che non va...secondo me ... cerchi troppo, ti arrovelli eccessivamente, pensi troppo, ti amareggi continuamente, ti critichi, sei proiettato chissà dove e non godi il tuo qui ed ora. so che penserai che non hai molto da godere, ma su questo io non sono d'accordo."

A quella cara amica ho risposto questo:
"Forse hai ragione, forse davvero sono proiettato troppo in quel che sarà, oppure in quel che vorrei fosse, ma... se è questo che mi vien da fare, credo che ci sia una ragione.
Credo che sia qualcosa che mi porto dietro da molto tempo, e del quale non riesco a "scaricarmi"; credo sia un qualcosa che assomiglia al non sentirmi intero, al sentirmi sempre infranto, spezzato, segmentato... e che poi, alla fine dei conti, che quel che sento sia un bisogno d'amore, nè più nè meno.
E siccome è questo il sentimento che fa andare avanti il mondo, le cose, le situazioni,... non è strano che il mondo, le cose, le situazioni mi sembrino ferme o che vadano all'indietro..."

martedì, aprile 05, 2005   

Mentre passeggiavo lungo una pista ciclabile, nel verde del coltivato a grano, venivo riflettendo sui luoghi comuni spesso citati intorno agli uomini e alle donne; in particolare su quello relativo alla "crisi dell'uomo nella coppia moderna": intimoriti dall'aggressività delle donne, spaventati da aspettative troppo alte rispetto a quanto hanno o sanno essere, disorientati da richieste contrastanti... gli uomini sarebbero alla corda, divenuti ormai il "sesso debole".
Mi dicevo "Non so se sia davvero così ma... che ci sia qualcosa che non funziona nella relazionalità uomo-donna è indubbio".

Poi... sarà stato per quel verde abbagliante delle colline al tramonto, mi si è parata davanti un'idea: che il problema non stia nell'uomo, o di converso nella donna, ma... nell'equilibrio maschile-femminile che dà la connotazione sessuale di ciascuno, e che dovrebbe far scaturire la polarità della coppia.
Ad essere in crisi non è l'uomo in sè, ma la componente femminile, sia nell'uomo che nella donna; una componente sempre più "annichilita " a favore di quella maschile. Quel che nuove è questo slittamento verso il maschile... che non giova nè all'uomo (che perde la propria capacità di entrare in contatto con chi è altro da sè) nè alla donna (che si fa più competitiva ed esigente per conformarsi al modello dominante).

Riflettendo così camminavo, con le mani affondate nelle tasche del giubbetto, mentre l'aria della prima sera si faceva più fresca e si tingeva di blu.

lunedì, aprile 04, 2005   
Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



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