sabato, ottobre 30, 2004   

Lei è piegata in avanti, appoggiata con i fianchi s'un tavolo coperto da conchiglie, la testa rivolta all'indietro per seguire i suoi movimenti nella penombra.
Lui da dietro si appoggia a lei e la penetra prima piano, poi con spinte che la costringono ad abbassarsi sul tavolo, la schiaccia con le braccia sulle conchiglie, la piega sotto di lui.
Lei resta premuta sul tavolo, sotto di lui; cerca di allungare un braccio all'indietro, per cercare un altro contatto, per sentirlo muoversi dietro di lei, ma non riesce, e allora allarga le braccia, come fosse rimasta inerte, e subisce i suoi colpi.
Lui si muove dietro di lei con la foga d'un animale rabbioso, contraendosi sempre più velocemente fino a quando, nello spasmo finale, con la fronte non inizia a colpirla sulla schiena, con violenza, come se quel gesto fosse parte integrante del suo orgasmo.

Tutto questo nel giro di pochi istanti, ai quali ne seguono degli altri sospesi.

Lui si rende conto di quel che è successo, del modo in cui l'ha presa, della violenza che ha lasciato venir fuori, e resta in attesa della reazione di lei, ora che l'atto è compiuto.
Lei, ancora reclinata sul tavolo, si volta per guardarlo; la sua espressione è un misto tra la sorpresa e l'attesa, come si aspettasse di dover esprimere riprovazione ma non ne trovasse il modo; dopo pochi istanti, sulle sue labbra compare un sorriso e nei suoi occhi un bagliore di ammirazione.

Lei era Claudia Gerini
Lui era Sergio Castellitto
Il film era "Non ti muovere", diretto da Castellitto, e tratto dall'omonimo libro di Margareth Mazzantini.

voloalto | 17:20 | commenti (9) | link
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giovedì, ottobre 28, 2004   

Sono stupende... terribili e stupende... ed è bellissimo sussurrarle, nella penombra, quasi fossero preghiere da recitare all'orecchio di qualcuno...

Terra rossa Terra nera (Cesare Pavese - Le poesie del disamore)

Terra rossa terra nera,
tu vieni dal mare,
dal verde riarso,
dove sono parole
antiche e fatica sanguigna
e gerani tra i sassi -
non sai quanto porti
di mare parole e fatica,
tu ricca come un ricordo,
come la brulla campagna,
tu dura e dolcissima
parola, antica per sangue
raccolto negli occhi;
giovane, come un frutto
che è ricordo e stagione -
il tuo fiato riposa
sotto il cielo d'agosto,
le olive dei tuo sguardo
addolciscono il mare,
e tu vivi rivivi
senza stupire, certa
come la terra, buia
come la terra, frantoio
di stagioni e di sogni
che alla luna si scopre
antichissimo, come
le mani di tua madre,
la conca del braciere.


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (Cesare Pavese - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.


Hai un sangue, un respiro (Cesare Pavese - Verrà la morte e avrà i tuoi occhi)

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano -
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano -
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte -
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.
Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell'aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

voloalto | 00:02 | commenti (7) | link
>- testi musica canzoni poesia -<


martedì, ottobre 26, 2004   

Questa canzone l'ho sempre trovata bellissima, e ricordo che ha rappresentato la colonna sonora della nascita del mio amore per Ale.

Sono passati 10 anni, ed ora questa canzone torna a significare qualcosa.
Ora ricordo... attraverso questa canzone sto tornando a ricordare... cosa mi aveva avvicinato a lei... cosa avevo trovato in lei...

Avevo perso questo significato, quando ci eravamo lasciati, ed avevo contemplato un profondo senso di vuoto, nell'incapacità di ricordare cosa mi aveva portato a quella situazione, da dove era nata.

Ora... è tornata. Ora so, di nuovo, dov'ero, 10 anni fà, quando la mia storia con Ale era iniziata.

Almeno tu nell'universo - Mia Martini

Sai, la gente è strana prima si odia e poi si ama
cambia idea improvvisamente, prima la verità poi mentirà lui
senza serietà, come fosse niente
sai la gente è matta forse è troppo insoddisfatta
segue il mondo ciecamente
quando la moda cambia, lei pure cambia
continuamente e scioccamente.
Tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo!
non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.
Sai, la gente è sola, come può lei si consola
per non far sì che la mia mente
si perda in congetture, in paure
inutilmente e poi per niente.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
Un punto, sai, che non ruota mai intorno a me
un sole che splende per me soltanto
come un diamante in mezzo al cuore.
tu, tu che sei diverso, almeno tu nell'universo !
Non cambierai, dimmi che per sempre sarai sincero
e che mi amerai davvero di più, di più, di più.

voloalto | 18:15 | commenti (7) | link
>- testi musica canzoni poesia -<


domenica, ottobre 24, 2004   

Stavo su un albero, a raccogliere olive nel fazzoletto di terra che ho intorno casa, quando m'è balenato un pensiero: dopo una vita a fare coccole, a massaggiare, a dedicare attenzione e cura, a scrivere poesie... forse ora mi ci vorrebbe qualcuno che facesse altrettanto per me...

martedì, ottobre 19, 2004   

NUDA SEI SEMPLICE

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo.

come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

(Pablo Neruda)

Questi versi mi stordiscono e mi riportano indietro, come fosse una forza di gravità attuata nel tempo, ed è enorme e selvaggio il desiderio di tornare a sentire altrettanto forte, altrettanto bene, quella sensazione, quell'abbandono lento e morbido, quel movimento sinuoso tra le mani che è d'alga di mare, e quel soffio sul collo come fosse l'ansito d'un vento leggero e interrotto.

Ehh.. Pablo... se tu fossi qui... t'inviterei a bere un buon porto rosso, a casa mia.
Seduti sul divano, candele accese, credo avresti molte cose da dirmi... ed io t'ascolterei, come so di saper fare.
Chissà che sguardo avresti...

domenica, ottobre 17, 2004   

Sto ascoltando un classico della musica degli anni '60 che mi ha sempre affascinato: quel "Parole", cantato in duetto da Mina e Alberto Lupo; ogni tanto alla Rai lo mostrano in 1000a replica bianco-e-nero, forse per ricordarci che in passato qualcosa di buono è andato in onda...

L'ascolto, e riconosco quella voce superba di donna... che reclama concretezza... ("...caramelle non ne voglio più...") ma senza più riuscire a crederci veramente, e quella voce profonda di uomo, che tenta di definire senza definire... sfuggente quel tanto che basta da schivare ogni possibile impatto...

L'idea che passa è che tutto comunque resterà così... statico, immutabile... cristallizzato e in una distanza che non si colma con le... "parole", e che forse manchi ad entrambe del coraggio per prendere atto di qualcosa.

L'ascolto e... sorrido... quasi serafico, pensando a quanto spesso le situazioni si rovescino, le parti si invertano, i ruoli si scambino, le previsioni vengano contraddette dai fatti, le speranze tradite...

Parole - Mina

Lupo: Cara, cosa mi succede stasera, ti guardo ed è come la prima volta 



Mina: Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei


Lupo: Non vorrei parlare



Mina: Cosa sei


Lupo: Ma tu sei la frase d’amore cominciata e mai finita


Mina: Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai


Lupo: Tu sei il mio ieri, il mio oggi


Mina: Proprio mai


Lupo: È il mio sempre, inquietudine


Mina: Adesso ormai ci puoi provare/ chiamami tormento dai, già che ci sei


Lupo: Tu sei come il vento che porta i violini e le rose


Mina: Caramelle non ne voglio più


Lupo: Certe volte non ti capisco


Mina: Le rose e violini/ questa sera raccontali a un’altra,
violini e rose li posso sentire/ quando la cosa mi va se mi va,
quando è il momento/ e dopo si vedrà


Lupo: Una parola ancora


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Ascoltami


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Ti prego


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Io ti giuro


Mina: Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi


Lupo: Ecco il mio destino, parlarti, parlarti come la prima volta


Mina: Che cosa sei, che cosa sei, che cosa sei,


Lupo: No, non dire nulla, c’è la notte che parla


Mina: Cosa sei


Lupo: La romantica notte


Mina: Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai


Lupo: Tu sei il mio sogno proibito


Mina: Proprio mai


Lupo: È vero, speranza


Mina: Nessuno più ti può fermare/ chiamami passione dai, hai visto mai


Lupo: Si spegne nei tuoi occhi la luna e si accendono i grilli


Mina: Caramelle non ne voglio più


Lupo: Se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti


Mina: La luna ed i grilli/ normalmente mi tengono sveglia/
mentre io voglio dormire e sognare/ l’uomo che a volte c’è in te quando c’è/
che parla meno/ ma può piacere a me


Lupo: Una parola ancora


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Ascoltami


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Ti prego


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Io ti giuro


Mina: Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi


Lupo: Che cosa sei


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Che cosa sei


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Che cosa sei


Mina: Parole, parole, parole


Lupo: Che cosa sei


Mina: Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi


giovedì, ottobre 14, 2004   

venerdì, ottobre 08, 2004   

Ad una cara amica ho mandato un sms, chiedendo "Dove sei tu?".

Dopo avermi risposto per email, è stata lei a chiederlo a me...

Le ho risposto così:

Da qualche tempo stavo a pensare a quanto sia strana la vita, fatta a volte di avvicinamenti insperati con persone inattese, e a volte di distanze sorprendenti con persone che sentivi vicinissime; e... al fatto che basti un niente per accorgerti di essere passato dalla prima alla seconda situazione: poche parole dette o non dette, un'inflessione diversa che ti svela un distacco che non c'era, oppure un pò di tempo che passa veloce e diluisce con quel che di nuovo porta in continuazione.
Un po' questo mi inquieta, un po' mi consola, perchè... in fondo si campa lo stesso... magari in modo diverso... con equilibri diversi, ma... lo stesso.

Nella tua email parlavi di una "evoluzione naturale che ci ha condotti a questa frammentarietà".
Non so se si tratti di una evoluzione o di una involuzione e, a guardare questo dalla distanza di due mesi dal nostro ultimo confronto, ... non so neanche dove questo possa condurre: è l'anticamera di quelli che chiamavo i vasi canopi, miei e tuoi?! Oppure... è qualcos'altro?
Beh... per parte mia ero curioso di sapere di te... sapere cosa, chi, come, perchè e quando, ma... venivo chiedendomi se volevo veramente fare un qualcosa per reagire a questo stato sospeso, o semplicemente lasciar scorrere la vita, gustandomi anche il sapore dolciastro dei ricordi che si sciolgono, che se ne vanno quasi come fosse uno svenamento dal polso: in questo periodo mi sento un po' stanco di remare contro la corrente e, anche se non sono ancora bravo in questo, credo d'avere imparato qualcosina. E poi... il tempo d'autunno concilia sempre... coi suoi suoni e colori.

Per questo motivo alla fine avevo impostato quelle poche parole, e... mi son sorpreso di me mentre le componevo sulla tastiera e te le spedivo.
Dopo averlo fatto, mi sono accorto che non ci avevo pensato poi così tanto, che in fondo non era stato manco così difficile... in fondo non erano che tre parole di numero, che parlavano di distanza e di assenza, ma anche di movimento e di percorso.

Dove sono, mi chiedi...
(scrollando la testa sto pensando che dovrei rifare la mia life map, o quantomeno buttare l'occhio all'ultima che ho fatto, ma... la cosa mi inquieta un po'; forse non voglio accorgermi che di vere direzioni non ne ho e, non sapendo di preciso che effetto mi farebbe questa evidenza... ritardo il momento in cui affronterò nuovamente questa prova)

Professionalmente parlando [..omissis..]

Sul piano esistenziale, quello che vede chi mi sta intorno è un Alby un po' strano, e... capisco non sia facile decodificarlo se non sporadicamente; del resto... l'essere capito, nella maggior parte dei casi, m'interessa solo fino ad un certo punto.
Un Alby che se ne sta solo per molto tempo, e che anzi proprio da solo passa i momenti migliori, quando si coccola come fosse un regalo prezioso e delicatissimo fatto a sè stesso; che ha cose sue, delle quali è orgoglioso, e che non sempre è disposto a condividere con altri, pur non avendo alcun problema a farlo quando vuole; che, curioso, va sbirciando (e a volte anche mettendo mano) nella vita degli altri, ma con il distacco di chi non ha voglia di farsi coinvolgere più di un tot.
Un Alby che sparisce, ma che poi ricompare all'improvviso e... si lascia coinvolgere ancora, si spende tutto, motiva e si fa motivare, si confronta, cerca, per poi sparire di nuovo senza sentirsi in dovere di dare spiegazioni a nessuno, lasciando tutti basiti.
Un Alby che sente anche meno di prima il bisogno di specchiarsi; che ha cercato di verificare i propri limiti e... il giocarci un po' fino ad ora non l'ha ferito: alcuni c'erano veramente, altri... forse erano solo pregiudizi o fantasmi; laddove ci sono stati dei fallimenti, ne ha approfittato per saggiare la propria autoironia.
Un Alby che, dei 5 film nei quali si riconosceva, ora non ne manterrebbe più di due; che sta ancora cercando un equilibrio che non ha e che, a dirla tutta, gli rimane difficile anche solo immaginare.

In questo tempo d'estate mi sono prestato anche a delle prove di forza, superandole quasi tutte abbastanza bene; altre... un po' meno, ma... in ogni caso ora so per certo che, se voglio, sono capace di guardare il drago negli occhi, e di scegliere se affrontarlo con la spada e con lo scudo, oppure di spogliarmi di tutto e presentarmi inerme.
L'ho usata, la spada, in diverse occasioni. Quasi sempre l'ho fatta passare affilatissima ma leggera intorno al collo di chi, direttamente o indirettamente, aveva l'ardire di dirmi come dovrei vivere, cosa dovrei fare, come dovrei sentirmi; era una minaccia, a chi mi si parava davanti con sentenze invece che con domande: in alcuni casi ha lasciato solo un sottile segno rosso, in altri è andata oltre fendendo. L'ho fatto, quando è stato necessario, e... non me ne pento, anche se il dolore c'è stato perchè... non è stato come cancellare un file dalla fotocamera.

Dei sentimenti e degli affetti... che dire?!
Mentre piove, con le braccia aperte ruoto su me stesso, nel cortile, come fosse una danza: il volto verso il cielo accoglie le gocce, alcune scivolano via, altre le bevo, altre ancora mi bagnano! Ma... non può piovere per sempre...
I sentimenti li vivo, li centellino, per quel che sono e per come posso; ora mi resta più facile il distinguere assaporando, ma in questo periodo mi sento particolarmente solo e vulnerabile, e... questo non gioca a mio favore.
Dalla mia parte gioca invece il pensiero di valere e di sapere che so dare, di non essermi sottratto al ballo dei sentimenti, e di aver fatto sempre tutto quel che era in mio potere (magari non è bastato, ma... l'impegno c'era) per star bene e far star bene le persone che mi sono passate accanto.

Anche per questo mio sentire credo che il periodo della sperimentazione e della ricerca "selvagga" possa lasciare il posto a qualcos'altro; credo di essere pronto a provare di nuovo a giocare più in profondità con qualcuno, con la certezza di aver da dare ad una nuova storia molto di più che non un anno fà, quando di Alby andavo raccogliendo i cocci, ed andavo fustigandomi per gli sbagli commessi.

Sto sorridendo, chiedendomi se riuscirò a mettere in pratica il molto che ho imparato in questo tempo; se riuscirò a mantenere e a bilanciare, se avrò abbastanza animo per integrare la mia anima, se riuscirò a riservarmi lo spazio interiore che voglio mantenere per me; oppure... se ancora una volta il cerchio mi si chiuderà intorno su percorsi già fatti più volte...

Io sono qui...>>

mercoledì, ottobre 06, 2004   

Jesce juorno
(Pino Daniele - Album "Schizzechea with love" - 7a traccia)


Jesce juorno
‘ncopp’ ‘e suonne ‘e chi nun ce sta
e non sente più il mare
jesce suonno
in ogni stanza e sulle città
per non farsi del male.

E mentre il sole verrà
si scalda il vento
e sulle mani cadrà
un po’ di tempo
dove tutto ha senso
c’è sentimento

Jesce juorno
fra ‘e palumme e ‘o genio ‘e parlà
pe chi fa semp’ ammore
Jesce juorno fra ‘e guaglione
s’hanna ‘mparà’
addò stanno ‘e lenzola

E mentre il sole verrà
si scalda il vento
e sulle mani cadrà
un po’ di tempo
dove tutto ha senso
c’è sentimento.


L'ho ritrovata, dopo tanto tempo...
Inaspettata... è tornata a me...
Insperata, l'ho ascoltata... stillata... nota a nota...
L'ho succhiata come assaporassi un chicco d'uva rossa...
Ho lasciato che mi invadesse
e mi cullasse...

....
E mentre il sole
verrà

si scalda il vento

e sulle mani
cadrà
....

lunedì, ottobre 04, 2004   
Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



rileggendo il passato
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