martedì, agosto 31, 2004   

They don't care of how much you know
until they know how much you care.


Ovvero (non letteralmente)...

A loro non interessa quanto tu sai
finchè non sanno quanto ti sta a cuore.


Era il motto scritto col pennarello su un cartellone fuori da una tenda in cui si stava svolgendo un corso di aggiornamento per insegnanti di lingua inglese.

Mi son commosso!

voloalto | 18:11 | commenti (8) | link
>- sensazioni e lampi -<


lunedì, agosto 30, 2004   

VACANZA 4)

Quella mattina, prestissimo, a svegliarmi è stato un lieve picchettare di pioggia sulla tenda; sbarrando gli occhi, ho subito realizzato che la cosa poteva essere particolarmente problematica: se entrava l'acqua, potevo allegramente salutare la mia idea della vacanza in tenda, visto che ero attrezzato contro l'umidità (tutto nel trolley era dentro buste ben chiuse), sì, ma... fino ad un certo punto.
:@

Venivo tastando il fondo, passando la mano sul telo superiore, cercando infiltrazioni, mentre fuori il suono della pioggia cresceva progressivamente; quando poi con un sospiro di sollievo mi sono convinto che tutto era a posto, mi son disteso nuovamente sul materassino, ad ascoltare quel suono che non m'arrivava più minaccioso, ma... con una dolcezza avvolgente e inattesa.
A quel punto mi sono immerso nei miei pensieri, come per cercare il filo conduttore di un anno intero, sgrandandone gli acini uno ad uno.

A risvegliarmi dal torpore è stato il rumore di un'auto del vicino parcheggio. Non restava che alzarsi, e attrezzarsi per la mobilitazione, smontando e riponendo tutto in auto.
Ket. e Cin. dormivano e... ero un po' combattuto, tra il pensiero di svegliarle scherzosamente e l'aspettare un minimo rumore dalla loro "vela". Ho aspettato li vicino fin quando un movimento mi ha fatto pensare alla fine del sonno, ho pronunciato un timido buon giorno, e quando Ket. ha aperto la tenda non ho resistito alla tentazione di fotografarle: non avevano neanche la forza di reagire... cascavano ancora dal sonno (letteralmente).

Colazione insieme, con profondi discorsi sulle relazioni uomo-donna, scambi di indirizzi, e poi partenza, destinazione Lerici, dove volevo prendere un battello che mi portasse a Rio Maggiore o Vernazza, per dare inizio alla camminata delle 5 terre.

Questo era il piano, che però non teneva conto delle avverse condizioni del mare, che rendevano impossibile raggiungere in battello quella destinazione; data l'ora (le 10.30), e il luogo dove mi trovavo (il molo di Lerici, a 2km di salita dall'auto), l'unica soluzione praticabile era quella di visitare l'isola Palmaria.

Sul battello che mi conduceva a Porto Venere, mi son seduto a prua: il muso della barca tagliava il blu delle onde sollevando alti schizzi d'acqua fresca e salatissima, con un rumore cupo e potente; gli spruzzi, nel raggiungermi, sembravano prima muoversi al rallentatore e poi improvvisamente accelerare, per il sali e scendi del ponte; stavo li, braccia aperte, a prendermi quell'acqua sulla pelle arsa da un sole feroce, scrutando l'orizzonte con rispetto e ammirazione.

(continua...)

voloalto | 09:33 | commenti (2) | link
>- ricordi, il mio sguardo -<


sabato, agosto 28, 2004   

Interrompo momentaneamente la saga vacanziera del mio campeggio per parlare del film che ho appena visto dal cinema, "Farenheit 9/11".

Che dire?! Sono allibito; non che mi fosse nuovo quanto è stato documentato, ma... vederlo così ben confezionato ha avuto un forte impatto su di me.

Tanto di cappello al regista, che ha avuto il coraggio di mettere in piedi un'opera di questa portata e la forza di trovare dei canali di distribuzione; alla giuria di Cannes, che ha voluto premiarlo e presentarlo al grande pubblico; a quelle madri che hanno accettato di parlare davanti alle telecamere del loro dramma; a quei giovani soldati che hanno ammesso di non sapere perchè quella gente "che stanno difendendo" li odia così tanto.

La tentazione di scagliare la peggiore delle maledizioni addosso a qualcuno ce l'ho, la sento, è molto forte in me; la tentazione di riconoscere in un singolo, o in alcuni specifici soggetti, la responsabilità diretta e oggettiva di tanta sofferenza, di tante atrocità, di tanto... male nel mondo.

Ma... credo che le ultime parole di Moore, sul finale del film, siano illuminanti a questo proposito; lui in pratica dice che in realtà è "il sistema" ad essere impostato così, e che in fondo tutto questo non è che il suo prodotto, la sua somatizzazione, la sua manifestazione più eclatante.

Credo che, alla luce di questo fatto, tutti ci si debba domandare "cosa possiamo fare" affinchè questo male vada ad esaurirsi, e... ci si possa scoprire in grado di contribuire a dei passi avanti (foss'anche piccoli) per l'umanità.

E magari, mentre ci si pone questa domanda, riflettere se per caso da queste situazioni non possa risultare un po' più chiaro il senso e il valore della democrazia.

voloalto | 02:01 | commenti (3) | link
>- il mio sguardo -<


mercoledì, agosto 25, 2004   

VACANZA 3)

Entrando nel piccolo campeggio mi son guardato intorno, cercando di memorizzare il momento: il mio primo campeggio, il mio primo dispiegamento della mia tenda su un suolo non domestico, e... la mia prima notte praticamente sotto le stelle (a parte le veglie estive al mare).

Ho notato un ampio spazio vicino ad un albero, e lì vicino una tenda enorme di ragazzi francesi; più in là due ragazze stavano cenando ad un tavolo da pic nic, vicino ad una "tenda a vela"; in quel momento mi sono sembrate silenziose, qualcosa però mi faceva pensare non fosse per riservatezza o riottosità, ma... per semplice stanchezza.

Il montaggio della tenda non è stato un problema: il mio igloo 2+1 è stato in piedi in un attimo; i problemi son venuti col materassino di gomma: dannatissimo... mi son finito i polmoni nel tentativo di gonfiarlo.
:/

Dovevo essere paonazzo dallo sforzo quando mi son rivolto alle due ragazze, esclamando con un filo di fiato qualcosa tipo "Ragà... questo a fiato nun se gonfia... non è ch'avete 'na pompetta?!"; non l'avevano, ma per fortuna un vicino sì!
:)

Dopo qualche battuta, mi hanno chiesto cordialmente se volevo un piatto di pasta. In quel momento non pensavo molto al cibo, ero troppo preso dall'allestimento ma, avendole sentite parlare di un mercatino in un paese lì vicino, ho esclamato "La pasta no... non ho molta fame, ma se dopo andate al mercatino... m'aggregherei volentieri... e magari mi faccio un gelatone".
Solo davanti alla macchina ci siamo presentati, ed è stato così che la serata con Ket. e Cin. ha avuto inizio.

Mentre guidavo mi sono accorto che non erano solo carine: erano pure simpatiche e spigliate, e poi... ogni tanto se ne uscivano con delle esclamazioni romagnole così buffe...
In giro per il mercatino ho seguito i loro sguardi, che curiosavano dentro negozi di cose strane oppure cercavano orecchini colorati.

Dopo una lunga camminata tra le vie affollate di bancarelle, ci siamo seduti stanchi sul basamento di una scultura al centro di un crocevia pedonale, con le gambe a penzoloni, a guardare la gente che passava.

A Cin. dolevano i polpacci e, tra il serio e il faceto, ho parlato del corso di massaggio fatto qualche tempo fà; non credevano fosse vero, e anche per questo le ho chiesto di allungare sopra di me una gamba e di mettermi alla prova; ed è stato bello vedere dopo un po' la sua espressione diventare assente... seguendo la mano che scorreva sulla pelle liscia... muovendo progressivamente i muscoli... lentamente.. dalla caviglia al polpaccio... per poi riprendere...
Anche la sua voce sembrava provenire da lontano quando ogni tanto esclamava qualcosa.

Mi sarebbe piaciuto passare quella notte sotto le stelle insieme a loro, col sacco a pelo fuori dalla tenda, magari a chiacchierare fin quando il sonno non ci avesse colti, ma... una volta rientrati era troppa la stanchezza...

Il sonno quella sera è arrivato prima di ogni possibile altra considerazione... ma non prima di un fitto chiacchiericcio dalla tenda a vela accanto alla mia
:)

(continua...)

domenica, agosto 22, 2004   

VACANZA 2)

Lau. non m'aveva lasciato solo un piacevole ricordo e una punta di malinconia, ma anche alcune dritte su una nuova possibile tappa del mio percorso: le cave di marmo, e poi le cinque terre.

Mi sono diretto verso nord, passando per l'Aurelia: abbagliante nel sole delle 15, la strada si srotolava tra cittadine popolate da negozianti pigramente seduti sull'uscio e turisti che scaricavano pesanti bagagli dal tetto delle auto.
Alla mia destra, le alpi apuane sempre più vicine, dominavano il paesaggio col grigio e il verde dei costoni, e col bianco degli scavi.

Giunto a Carrara, mi sono addentrato nel centro cittadino, seguendo le indicazioni stradali che genericamente segnalavano il percorso del marmo; la strada ha preso a salire, e nel giro di pochi km mi sono ritrovato ad affrontare veri e propri tornanti di montagna, immerso nel verde di boschi; dal finestrino, insieme al rombo del motore, finalmente entrava aria fresca e asciutta.

Mi sono fermato per scattare alcune foto e chiedere informazioni ad un venditore di souvenir; poi ho proseguito nella salita, dirigendomi verso la frazione di Colonnata, celebre per il lardo oltre che per le cave.

Non mi aspettavo di trovare così tanta gente, soprattutto a quell'ora; ed invece il piccolo centro era assalito da turisti, anche stranieri; quasi tutti con in mano un panino, vagavano per le stradine del minuscolo borgo, fissando a volte i muri in pietra, altre le pareti di roccia bianca.

Passando davanti ad un piccolo bar non ho resistito neanche io alla tentazione: sono entrato, e ho chiesto d'assaggiare il sapore del lardo; la ragazza che affettava aveva appesa vicino una bandiera rossa con l'immagine di Che Guevara, e... non poteva sapere che era quello il motivo percui sorridevo tra me e me.

Poco dopo ho iniziato la discesa, chiedendomi se nei pressi di Carrara ci fosse un camping comodo non solo per il pernotto, ma anche per la partenza verso le cinque terre.
Mi sarebbe piaciuto anche visitare la cittadina e per questo, dopo aver parcheggiato, mi sono diretto al punto informazioni, dove ho fatto il terzo grado a Cat., una preparatissima, simpatica e carina hostess (abbinamento di non poco conto!).

Ho tentato con disinvoltura di estorcerle un appuntamento, e le avrei volentieri dedicato quella serata: niente da fare... quella sera era impegnata anche col lavoro di addestratrice di cani, oltre che sentimentalmente (altro abbinamento di non poco conto!).

Mentre mi allontanavo dal suo ufficio mi chiedevo che impressione le avessi fatto: se mi avesse preso per un pappagallo, oppure per qualche altro animale in via d'estinzione; sorridendo e scrollando la testa ho pensato che in fondo lo ero... anche se con intenti assolutamente pacifici (?!?!) =)))

Quando ha iniziato a farsi l'ora per la ricerca di un campeggio, ho ripreso l'auto avviandomi verso la costa; ricordo il molto traffico, e le risposte sbrigative degli addetti alle reception, che permettevano l'ingresso solo ad un minimo di 2 persone per tenda.

L'ora si stava facendo tarda, e il pensiero di dover montare la tenda in un campo appena arato sempre più pressante (aio!!), quando sono riuscito a trovare un posto disponibile in un campeggio vicino a Sarzana, a due passi da La Spezia.

(continua...)

sabato, agosto 21, 2004   

VACANZA 1)

Son tornato da due giorni, e sto cercando di mettere ordine tra ricordi e sensazioni, senza però raggiungere dei risultati accettabili.
Disadattato alla mia realtà odierna, forse col raccontare potrei riuscire a tirar fuori e rielaborare... (!?)
Non so... sono un po' scettico... ma... forse provare non guasta.

Ricordo la strada dell'andata; la campagna marchigiana, già accesa sebbene fosse solo il primo mattino; venivo lasciandola alle spalle, per affrontare i monti e poi la piana dell'Umbria.
Oltrepassate Perugia e la Val di Chiana, l'estemporanea decisione di non fare autostrade, e l'immagine della mia macchina per strade secondarie, tra paesini e frazioni, e fiancheggiare viali alberati, piazze e mura di cinta.
Anche a costo di far semafori, incroci, striscie pedonali, quello doveva essere.

Così facendo ho superato anche la campagna senese, fermandomi solo pochi minuti a mangiare un panino, in un paesino che solo poi ho scoperto aver dato i natali a Boccaccio.
In quella piazzetta, seduto al tavolo di un bar chiuso per ferie, mi sono stupito di aver dato inizio a quel percorso, di essere già per strada, come fosse stata una scelta inaspettatamente giusta.

Ho preso la direzione di Empoli e poi, tagliando verso ovest, ho raggiunto Pisa, dove Lau. aveva deciso di "dedicarci del tempo" e... sapevo mi stava aspettando.
Nell'incontrarla ho avuto quella strana sensazione che mi coglie sempre quando "porto nel reale qualcuno del virtuale": credo di aver avuto uno sguardo tra il curioso e lo stanco, in quel parcheggio in cui ci siamo dati appuntamento, e poi a casa sua, muovendomi tra i suoi spazi e le sue cose.

Mentre riprendevo fiato del viaggio abbiamo parlato un po' di noi, andando oltre quel che ci eravamo già raccontati in pillole di messenger, dei nostri studi, delle vicende sentimentali più o meno recenti, del nostro mondo.

Sapeva che desideravo vedere "la sua Pisa", e per questo siamo saliti sul suo scooterone: bandana e casco in testa, siamo partiti per le vie e i lungofiume, fermandoci di tanto in tanto a leggere il contenuto delle due guide turistiche per bambini che una sua amica aveva scritto qualche tempo prima.
Ogni tanto alzavo gli occhi verso un dettaglio, cercando di coglierlo con l'obiettivo della mia piccola digitale.

Bello poi il salire sulla sua decappottabile, prendendo la via del mare per rincorrere un improbabile tramonto nell'aria umida della sera che si preannunciava.
Bello lo stare in riva al mare, al crepuscolo, stesi su stuoie e cuscini, con lumini accesi intorno, sorseggiando un aperitivo, e trovando la voglia di scavare con rinnovato slancio nel nostro passato.
Bello lo stendersi nel buio della campagna pisana, scomodi da morire ma determinati a stare col naso all'insù alla ricerca di stelle cadenti da legare a qualche desiderio.
Bello, per tutto il tempo, il suo sguardo di donna che sa leggere nelle cose, e che riesce ad affrontare, offrire, chiedere, bilanciare.

Nel partire da casa sua, il giorno successivo, sapevo che l'unica cosa che potevo fare era salutare.
Avviando la macchina, pur sapendo che la vacanza era appena iniziata, già sentivo nostalgia...

(continua..)

martedì, agosto 10, 2004   

venerdì, agosto 06, 2004   

mercoledì, agosto 04, 2004   

Questa canzone, pur avendola ascoltata molte volte, non mi aveva mai colpito particolarmente, forse perchè piuttosto dura, d'una intransigenza che lascia poco spazio alle repliche.
Quest'oggi, invece, inaspettatamente, la scopro molto mia.

Questa è la mia vita
Luciano Ligabue

Questa è la mia vita
Se ho bisogno te lo dico
Sono io che guido
Io che vado fuori strada
Sempre io che pago
Non è mai successo
Che pagassero per me


Questa è la mia vita
Se entri chiedimi il permesso
Portami una gita
Fammi ridere di gusto
Porta la tua vita
Che vediamo che succede
A mescolarle un po'


E ora che ci sei
Dato che ci sei
Fammi fare un giro
Su chi non sono stato mai

Dato che ci sei
Come io vorrei

Questa è la mia vita
Sono quello che ci pensa
Porta un paio d'ore
Una notte bella densa

Trattamela bene
Che al momento è solo questa
E poi.. vedremo poi


Questa è la mia vita
Certi giorni non si batte
Certi altri meno
E' così che va per tutti
Certi giorni è poca
Certi giorni sembra troppa
E invece non lo è mai
E ora che ci sei

Dato che ci sei
Fammi fare un giro
Su chi non sono stato mai

Dato che ci sei
Come io vorrei

Questa è la mia vita
Tieniteli tu i consigli
Io non l'ho capita
Figurati se tu fai meglio
Porta la tua vita
E vediamo che succede
A mescolarle un po'

E ora che ci sei
Dato che ci sei
Fammi fare un giro
Su chi non sono stato mai
Dato che ci sei
Come io vorrei

martedì, agosto 03, 2004   

Ero sulla spiaggia, come spesso faccio la sera appena dopo cena, per godermi la brezza fresca dal mare.
Non c'era un'arietta lieve, c'era scirocco, vento da sud carico di tensione.
Forse per questo il mio animo sè fatto inquieto e... questa canzone mi si è parata davanti, insistente, chiedendomi di essere considerata.
L'ho accolta, come si fa con un ospite inatteso ma... gradito: è così dolce e malinconica che...

La Disciplina Della Terra (Ivano Fossati)

La disciplina della Terra
sono i padri e i figli
i cani che guidano le pecore
tutti quei nomi dimenticati
sotto la mano sinistra del suonatore
.

Solo l'amore non va così
a me pagano il giusto in questa vita mi pare
anche per vedere bene
per inseguire e per ascoltare.


Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.

Tu sei più bella di ieri vita
che a tutti ci fai battere il cuore
ed è proprio questo che mi piace tanto
ma non so scrivere e non so dire
non so chinare la testa
che non si china la testa
e non si regala l'intelligenza e la compagnia
e non è il caso di aspettare
non è il caso di aspettare
mai più.


Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.

Me ne stavo qui con gli occhiali al soffitto
a innamorarmi dei colori delle cose
ma desiderare non basta
da così lontano non basta.


Ora ho un contratto con gli angeli
e ti ritrovo di sicuro vita
in qualche mese d'agosto accecante
o in un tempo meno illuso
che vuoi tu.


Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.
Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



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