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[Beth Orton - "
Anywhere" - Album Daybreaker]Genova è... surreale...
E'... ricca e densa, contraddittoria, piena di insidie, custode di segreti che ti chiamano ad essere scoperti; e... li scopri meglio di quando c'è poca luce, 'che i giochi d'ombra fanno dei suoi contorni un disegno paradossale di Escher (1, 2): c'è una scala, la segui con lo sguardo, sembra ti faccia scendere, ed invece sali; c'è un porticato, con l'immaginazione ci entri dentro, ti sembra ombreggiato, ed invece ti trovi allo scoperto su un balcone, aperto al cielo; c'è un solaio, lo vedi solido poggiarsi al suolo, ed invece dopo poco lo scopri basculante, fluttuante nel vuoto; c'è un uomo che cammina, pare avanzare verso una porta, in realtà il suo volto è girato rispetto alla sua figura e... t'accorgi che da quella porta sta uscendo; c'è una nuvola, bianca, densa, su un tetto, ma se la guardi meglio potrebbe essere una pozzanghera, in terra, e quel tetto un pavimentato a spina.
"Genova è così", le ho detto, nel parco, poco prima che ci salutassimo; e, guardandola dritto negli occhi, ho aggiunto "Tu sei Genova... ; tu sei come Genova".
Non s'aspettava le dicessi una cosa del genere... il suo sguardo s'è perso, nella sensazione che quelle poche parole le avevano dato, sorpresa dell'effetto che le facevano, di come si muovevano in lei.
In quel momento s'è accorta d'essere nuda, completamente inerme, davanti a me, tanto quanto avrebbe voluto sentirsi anche lei in quei due giorni. Nuda, così come avrei voluto farla sentire fin dall'inizio di quel mio weekend nella sua terra: una terra generosa ma... aspra, dura, di roccia e scoglio sul mare; era nuda, questa evidenza la passava da parte a parte, inammissibile, inaccettabile eppure... evidente.
Sapeva che il mio desiderio più grande era di abbracciarla, forte; sapeva che avrei voluto farle poggiare il capo sul mio petto, la mia mano tra i suoi capelli, e farle sentire il battito del mio cuore.
Ha disteso le braccia e me le ha passate intorno al collo, dicendomi "Vieni qui"; le mie labbra si sono avvicinate alle sue, ma... non ha voluto, e mi ha stretto ancora più forte a sè; le mie braccia l'hanno premuta contro il mio petto, serrata a me... ma... senza riuscire a dare continuità... senza accarezzarla, sentendomi all'improvviso distaccato, mentre continuava a stringermi... a tirarmi a sè. Le ho sussurrato nell'orecchio "Lo senti... quanto mi fai paura ora?! Hm?!" e nel farlo avevo un sorriso lieve, come forse può avere chi comprende e sa distinguere, e ne soffre.
Volare leggero... comunque leggero...
parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.
A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi.
Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.

slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!
Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema
coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare