martedì, aprile 27, 2004   

Lei sedeva davanti a me, e tra noi una candela sul tavolo rendeva calda l'atmosfera.

Era piacevole stare lì, conversare, a volte con calma, altre con foga ed enfasi, parlando delle cose più disparate, come se ci conoscessimo da una vita; ed invece era la terza volta che ci vedevamo, e quell'incontro era il frutto di un mio tentativo bizzarro, forse solo fortunosamente andato a buon fine: un biglietto con un numero di cellulare lasciato ad una collega non sempre viene consegnato.

Mi aveva chiamato, due giorni dopo, inaspettatamente: avevo dato ormai per scontato che non ci sarebbe stato modo, che non avrebbe raccolto, che... in realtà fosse stato solo un abbaglio quell'impressione avuta quando, lavorando fianco a fianco, avevamo trovato un sorprendente affiatamento. Ed invece... il cellulare aveva squillato, e una voce curiosa ma un po' formale si era presentata chiedendomi la ragione di quel messaggio.

La formalità e il fatto che non s'era presentata col suo diminutivo mi avevano confuso... non avevo capito fosse lei, e sono stato costretto a voli pindarici per cercar di raccogliere indizi sul chi fosse a chiedere quelle informazioni. Quando sono riuscito a capire che era lei, l'impresa del recupero era diventata quasi impossibile; ma... siamo comunque riusciti a capirci, e abbiamo concordato per incontrarci in centro, e bere insieme una birra. Mi avrebbe richiamato per confermarmi l'incontro e, quando più tardi nuovamente ha squillato il cellulare, ero appena uscito dalla doccia; s'è subito presentata dicendo “Ciao, sono Bet.”, e tra me e me ho sorriso, pensando che aveva capito anche lei l'equivoco che s'era verificato prima; le ho detto che mi sarebbe piaciuto anticipare un po', magari cenare insieme in qualche posto di sua scelta: mi sarei affidato completamente ai suoi gusti, alla ricerca di nuovi spunti. Mentre mi asciugavo, avevo poi ripensato alla sua voce, senza quella formalità che me l'aveva resa distante.

Ed era per questo che, quella sera, eravamo seduti insieme, a sorseggiare un vino d'un rosso rubino, corposo, in un calice alto da ruotare lentamente.

Lei parlava del suo sport, delle gare alle quali aveva partecipato, degli amici e delle situazioni, dei risultati che aveva conseguito e del “calcio nel culo” che aveva preso all'ultima competizione; l'ha detto ridendo, mentre l'ascoltavo col gomito sul tavolo e il viso un po' inclinato appoggiato sul pugno, continuando a chiedermi quante fossero le cose che avrei voluto sapere da lei.


Cosa hanno visto i tuoi occhi?

Quali viaggi hai fatto, e quali vorresti fare?

Da quale storia esci, e in quale vorresti entrare?

Lo sai quanto sei brava sul lavoro, e fino a che punto i bambini ti adorano?

Da cosa deriva la forza che ostenti, e perchè hai così paura di mostrarti fragile?

Cosa ti incuriosisce di me, e perchè sei qui?

Riesci a leggere queste domande sul mio viso?


M'ha detto che non ricordava di aver mai conosciuto un “uomo pesci”, e mi ha colpito il modo in cui ha rimarcato, forse inavvertitamente, la parola “uomo”; ridacchiando e mettendo le mani avanti le ho detto “Uhh... 'na razzaccia... per carità... da evitare accuratamente; e poi... ascendente ariete... un quadro astrale complicatissimo... senza speranza...”.

Mi ascoltava con attenzione quando ho preso a parlarle dell'unico sport che abbia mai praticato con un minimo di continuità: la maratona... correre a lungo, sotto il sole o la pioggia, i muscoli che si contraggono e rilassano, che rispondono al comando di accelerare o rallentare, la respirazione profonda e ritmata..., sulle salite, sulle discese, sul piano...; s'è stupita quando le ho detto che non avevo mai partecipato a competizioni, se non due volte, in cui m'ero iscritto da dilettante e, pur non conoscendo il tragitto e non avendo seguito alcuna strategia, ero arrivato a posizioni più che dignitose; poi anche del nuoto, anche quello per me una mezza maratona: nuotare con bracciate regolari, in mare, fino a quando lo sfinimento fisico non persuade che è ora di “rientrare”.

Mentre parlavo, la guardavo nel fondo dei suoi occhi castani, brillanti; vedevo le sue labbra, mobili e nervose, pronte a serrarsi come a distendersi sui denti; sentivo le sue gambe muoversi sotto il tavolo incuranti del contatto con le mie...


Giochi sempre con quella ciocca bionda di capelli?

Qual'è la cosa che ti piace più di te, e quella che ti piace di meno?

Riesci a sentire come mi stai facendo sentire?

Lo sai che sei bellissima, e che non so se lo sei di più dentro o fuori?


Abbiamo parlato di politica, di comunicazione, della professione, di radio, di cinema, di amicizia; tanti punti in comune emergevano chiari, con quel tanto di differente percezione da rendere ancora più intrigante il confronto; era una specie di danza, quella che compivamo seduti a quel tavolo, mostrando e celando, ad ogni passo, qualcosa di noi.


Mi ha poi mostrato quel materiale del suo lavoro che era stato “il pretesto” per il nostro incontro, e che avrei voluto esaminare per avere conferma di quel che stava facendo; mentre sfogliava le stampe del suo raccoglitore sorridevo, a volte annuendo, altre volte scrollando la testa incredulo; alla fine le ho detto con entusiasmo “Ti rendi conto d'avere un talento enorme? Hai fatto tutto questo senza che ti dicessi nulla... senza bisogno di un confronto con me. E... lo sapevo, lo sapevo già la volta scorsa, quando abbiamo lavorato insieme, e... ho voluto incontrarti anche per dirtelo, perchè... sono contentissimo d'averlo scoperto in te.”

La guardavo negli occhi, mentre le dicevo questo; lei alternava uno sguardo interrogativo a qualche rapido e un po' imbarazzato sorriso...


Alle 1 e un quarto l'insistente movimento di un cameriere intorno al nostro tavolo le ha fatto fare un sobbalzo; vedendo il locale vuoto, ha esclamato sgranando gli occhi “Ma... hai visto che ora è?! E' passata l'una! Credevo fossero le 11! Tra poco ci dovremo rivedere sul lavoro, coi ragazzi”; sorridendo sornione le ho detto di sì, che lo sapevo, e che pensavo lo sapesse anche lei.

Avrebbe voluto accompagnarmi a piedi in hotel, ma l'ho persuasa a proseguire verso la sua auto, superando insieme il massiccio ponte che separa la zona centrale dal resto della cittadina: non volevo perdere un attimo della sua prossimità, volevo continuare ad ascoltarla, guardarla,... sentirla accanto a me.

Con lo sportello della sua utilitaria aperto, mi ha parlato di un suo infortunio alla caviglia, del fatto che l'osteopata che l'aveva in cura non era riuscito a praticarle la terapia: alla prima seduta di massaggio qualcosa s'era mosso in lei, e per due settimane aveva continuato a dormire male e a piangere senza motivo; lei, sempre così forte e che non piange facilmente, a subire una reazione così intensa...

Ero serio quando le ho detto che in quella caviglia forse lei sta proteggendo qualcosa, che quel trauma forse aveva la stessa origine dell'ostacolo che ha poi trovato il terapista; le ho detto che avrei voluto aiutarla, per il poco che potevo, anche col massaggio, ma non solo col massaggio, magari dandole degli strumenti per affrontare quel che era diventato una paura.

Con un po' di esitazione mi ha chiesto se sarei tornato. La mia attività per il momento era finita, ma... ho aggiunto che non scherzavo affatto quando dicevo che la volevo rivedere, tornarla a trovare, oppure ospitare... mostrarle la mia terra, il mare di fronte, la collina, la montagna...

Nel salutarla le ho detto con un sorriso “...dai... andiamo a dormire, altrimenti ti trattengo qui fino alle 5; magari... la notte porta consiglio...”

Mentre attraversavo il ponte, lungo il percorso che mi portava all'albergo, sentivo il deciso battere del cuore nel petto accompagnare i miei passi sul selciato, e pensavo a come sarebbe stato il giorno successivo, con lei nuovamente accanto, sul lavoro. Sapevo già che non avrei dormito bene...








voloalto | 22:12 | commenti (14) | link
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(- La storia - F. De Gregori)

La storia siamo noi nessuno si senta offeso
siamo noi questo prato di aghi sotto al cielo
la Storia siamo noi attenzione nessuno si senta escluso,

La storia siamo noi
siamo noi queste onde nel mare
questo rumore che rompe il silenzio
questo silenzio così difficile da masticare

e poi ti dicono tutti sono uguali
tutti rubano alla stessa maniera
ma è solo un modo per convincerti
a restare in casa quando viene la sera,
però la storia non si ferma davvero davanti ad un portone
la storia entra dentro le nostre stanze e le brucia
la storia dà torto dà ragione

La storia siamo noi
siamo noi che scriviamo le lettere
siamo noi che abbiamo tutto da vincere,
tutto da perdere

Poi la gente perchè è la gente che fa la storia
quando è il momento di scegliere e di andare
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti
che sanno benissimo cosa fare
quelli che hanno letto un milione di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare
è per questo che la storia dà i brividi
e nessuno la può cambiare

la storia siamo noi
siamo noi padri e figli
siamo noi bella ciao che partiamo
la storia non ha nascondigli
la storia non passa la mano
la storia siamo noi
siamo noi questo piatto di grano.

Ricordo che il giorno delle ultime elezioni politiche ero a Sirolo, con Pie.
Era una bellissima giornata di primavera, e ricordo che ad un certo punto ci chiedemmo come sarebbe andata a finire, dopo le tante polemiche sul potere della televisione, le parole pesanti del grande vecchio Montanelli su "Berlusconi come unico vaccino a Berlusconi", e le disillusioni degli ultimi tempi sulle cose fatte e soprattutto su quelle non fatte.
Gli dissi che ero convinto che gli italiani non si sarebbero fatti intortare; che avremmo scelto la strada giusta, una strada di riscatto, dando un messaggio chiaro ed esplicito ad una politica che deve cambiare; che l'Italia non è una repubblica delle banane, e che ne "La storia" di De Gregori c'era una profonda verità.
E lo dicevo convinto, profondamente convinto, che la gente non si sarebbe fatta prendere in giro, che avrebbe capito qual'era la posta in gioco, e che non avrebbe venduto il suo gran cuore per un orologio da appendere al collo.

Che dire invece di quel che è successo poi, e di quel che si vede, ogni sera, su Blob?! E di quel che senz'altro verrà, visto che le premesse ci sono tutte, e sembra proprio che la storia non abbia insegnato nulla?!

voloalto | 17:56 | commenti (2) | link
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mercoledì, aprile 21, 2004   

Dalla finestra questa mattina ho visto questo paesotto alpino svegliarsi. Ho visto le ombre accorciarsi sulla piazza, le nuvole colorarsi sempre più di chiaro, la gente iniziare ad affollare la fermata del bus.

Tutto questo è bello, ma sento che non mi appartiene, se non in minima parte.
Mi appartiene solo per i luoghi, tra i quali è facile dopo poco prendere confidenza e muoversi, e per quel poco che sono riuscito a capire di questa gente, così diversa dalla mia... così diversa da me.

voloalto | 13:56 | commenti (14) | link
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lunedì, aprile 19, 2004   

Sono appena rientrato in camera, dopo aver fatto una seduta di 2 ore al centro benessere.
Biosauna, idromassaggio, bagno turco...; ho saltato solo la sauna, stavolta non me la sono sentita di cuocermi arrosto a 80°.

Durante la sosta nella biosauna, pensavo alla sensualità del momento e dei gesti che lì vengono compiuti;
del rovesciare la clessidra, all'ingresso, per poi seguirne il lento vuotarsi, fino allo scadere del tempo;
del sedersi sull'asciugamano, prima usando i lembi per coprirsi in basso, poi... spostandoli per un calore che è piacere e tormento, cercando una posizione non indecente;
del contemplare il sudore che compare sulla pelle, che si sente scorrere in pesanti rivoli, dalle clavicole giù... sul petto... poi sull'addome...;
del tergersi la pelle, sentendo al passaggio della mano quel suono denso e opaco.
E... a quella sensazione di sfinimento che giunge al termine del tempo, a quella spossatezza che sembra disumana, ma che subito scompare a contatto con l'acqua fredda della doccia.

Quanta voluttà riconosco in tutto questo...

Ora... un bell'automassaggio linfodrenante al viso e... son pronto per la cena...
Stasera mi voglio trattare bene...
Stasera... voglio stare bene...

voloalto | 21:45 | commenti (11) | link
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domenica, aprile 18, 2004   

Altra partenza, altra trasferta lunga... altra formazione
Vado in macchina: voglio godermela, stavolta, questa "lunga gita fuori porta", e... passare anche al
MART.

Voglio vedere quell'edificio, voglio vedere quella rassegna che è commistione di arte e scienza... voglio essere li, immerso in quell'ambientazione, entrarci dentro, aggirarmi per quelle stanze...

Acc.. non fosse che mi sono dimenticato di fare l'upload di un file per il sito del mio corso (devo farlo assolutamente oggi... ) sarei già per strada...

Con la testa sono già per strada...

voloalto | 11:38 | commenti (7) | link
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sabato, aprile 17, 2004   

voloalto | 19:07 | commenti (6) | link
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mercoledì, aprile 14, 2004   

voloalto | 16:26 | commenti (8) | link
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Nel mio ultimo post sono arrivati diversi spunti interessanti, e... come resistere alla tentazione?!? :)
Rilancio come post!

[spoiltangel] ... Mi spaventa, perchè questi freni razionali non hanno nulla da spartire con il mondo irrazionale dei sentimenti...

Credo sia importante avere consapevolezza di quel che si sente, e da dove possa arrivare quel sentimento. Questo non per razionalizzare (tante volte ho commesso questo errore in passato...non voglio ripeterlo), ma... per riuscire ad avere una "coerenza"; o meglio... un' "integrità". Per dirla in un altro modo... è un po' come dire "...sento questo, e ne prendo atto, visto che non posso farci altro..."

[gattasofia] ...sei "solo" un Cavaliere Bianco, non Superman ...

Micia Micia... in me non c'è solo un cavaliere bianco (da interpretare in chiave Junghiana), e... quello che ha scritto questo post non era lui. So bene che a volte c'è anche da esser chirurghi, e la cavalleria non serve a niente! Il problema forse sarebbe se mi ostinassi a vestire sempre e solo un abito, e non fossi capace di cambiarlo a seconda della situazione....! Non che sia sempre facile, ma... dai... non sono sempre superman, e manco cavaliere bianco! Dai... dimmi che faccio progressi... :)))

[DarkLady82] ...sei tu l'amico che vorrei aiutare; e non per presunzione di essere capace a "guarire i mali altri" ma semplicemente vorrei aiutarti a sorridere, a pensare alla tua vita come qualcosa che può ancora diventare bello!....

:) Sei così dolce e tenera, DarkLady...
Mi vorresti aiutare e... ne son contento, ma... non credo che potresti, e che forse neanche ce ne sia veramente bisogno. Non so... forse a volte do l'idea di essere uno che patisce dalla mattina alla sera (forse tipo "il gobbo di NotreDame" di Fiorello?!?).
Forse... semplicemente perchè "qui dentro" trovo spazio per sfoghi di questo genere... e l'immagine che ne vien fuori è questa, che però devo riconoscere è un po' parziale: mi vedessi... mentre gioco a Taboo, oppure a Pictionary... che spesso provo a barare... e... sghignazzo... : oppure mentre prendo in giro i compagni di squadra a calcetto, 'che... sono una mezza calzetta a tirar calci ad un pallone, ma quando si tratta di sfottò son bravino ;)
Ma... voglio far mia questa tua osservazione, e riflettere meglio su come mi sto mostrando, e sul perchè... sono sicuro ne verrà fuori qualcosa di buono...:)

[brezzamarina] ...quello che hai descritto accade purtroppo a quelle persone che non riescono a non portare un 'carico di ansia' nei rapporti. le loro intenzioni sono buone ma spesso ti fanno sentire 'in obbligo' di ricambiare la loro sollecitudine e di conseguenza 'in colpa' quando non riesci a farlo come e quando si aspettano loro...

Capita ad alcuni di non saper chiedere; ad altri capita di non riuscire a dare il giusto valore alle cose; ad altri ancora capita di non saper bilanciare il dare... dando troppo o troppo poco. E... chissà quante altre declinazioni potremmo ipotizzare...
La "questione del dare/avere" è sempre molto difficile da affrontare, ma... credo che il problema dell' "obbligo" debba essere affrontato in primis da chi lo prova, e non di chi lo provoca. Sì... perchè se si dona qualcosa desiderando di donare (Tempo? Spazio mentale? Beni materiali?... altro?) beh... lo si fà avendo scelto di farlo, e in questa scelta vedo la necessità di rivolgere una buona dose di responsabilità a chi deve/può accettare o meno.

voloalto | 12:27 | commenti (5) | link
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martedì, aprile 13, 2004   

Il weekend lungo è passato; forse è che mi aspettavo di più... o di meglio...?! Non so... mi ha lasciato un neanche tanto vago senso di inappagamento.
Ieri sera, poi, è capitato un fatto che mi ha smosso dentro qualcosa e... mi ha fatto interrogare.

Coi miei amici avevamo visto un film, a casa mia, in un salone come al solito affollato... c'era anche qualcuno appollaiato sui braccioli delle poltrone e chi invece s'era seduto sui cuscini a terra.
Abbiamo visto "A mia madre piacciono le donne"... carino... certo non un capolavoro ma... spassoso...

Poi... s'è fatta una certa ora, ci si stava muovendo; fermi sulla porta, un attimo prima d'uscire, c'era chi metteva il giubbetto, chi accendeva il cellulare.
Mon. appena ha acceso il suo, ha ricevuto un sms di Ale (la mia ex); ultimamente si frequentano spesso, potrei dire che Mon. è diventata la migliore amica di Ale: spesso dopo il lavoro Ale va a trovarla nel suo negozio di fiori, la va ad aiutare nelle ricorrenze speciali, escono insieme, si organizzano il tempo libero.
Ale è un po' frenetica in questo suo contattare e inseguire: un po' come me ha fame di vita, sente di avere tanto da recuperare, e forse avverte anche più che una punta di paura di restare sola; paura irrazionale, ma... forse anche per questo più difficile da combattere.

Ale scriveva quel suo sms da Praga, destinazione di un breve viaggio di piacere con la madre. Parlava di una cena che aveva fatto in un luogo insolito, e diceva d'aver saputo che da noi aveva piovuto per tutto il tempo.
Una frase semplice, elementare, ingenua, di chi in questo modo cerca di dimostrare pensiero; ad essa però ho visto seguire una freddezza dissonante da parte di Mon., che s'è limitata a leggere ad alta voce quel messaggio ma senza intonazione.
Sono rimasto molto colpito e dispiaciuto, vedendo e... sentendo... che c'era svalutazione in quella sua reazione; e in me s'è mossa molta amarezza... nel constatare che, ancora una volta, Ale non stia riuscendo a farsi amare dalle persone che ha accanto.
Forse c'è considerazione, forse c'è stima ma... quel coinvolgimento emotivo che forse vorrebbe indurre negli altri... non riesce ad ottenerlo.

Andando a letto, ho riflettutto sul moto d'animo che mi ha suscitato questa evidenza; sul fatto che dovrei pensare a me... 'che tra noi è finita, e... che le ho fatto più male che bene nel tentare ostinatamente di "aiutarla", di... "sostenerla"; eppure... mi dispiaceva, sentivo quel disagio che si prova in queste situazioni nei confronti di una persona cui vuoi bene e... non vorresti stesse male.

Sono arrivato alla conclusione che, magari, sarà un confronto aspro o una fredda reazione di Mon. o di qualcun altro ad aprirle gli occhi ad un tipo diverso di relazionalità, non so... ; di certo non potrò essere io... le mie parole sarebbero interpretate come quelle di una persona rancorosa che vuol ferire.
Mi sentivo preoccupato, e... che non avrei dovuto esserlo... sapendo che non avrei dovuto... che non stava a me... e neanche avrei potuto...

Come al solito era il cavaliere bianco, in me, a graffiare le pareti interne del mio cuore...
Vincerlo non sarà facile: non posso proteggerla... non potrò essere io... non sarò io...

voloalto | 14:51 | commenti (6) | link
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sabato, aprile 10, 2004   

Ho girato per il mercato, forse in cerca di qualcosa da comprare, forse desiderando semplicemente di immergermi in quella confusione. Quanti sguardi avrò incrociato?! Quanti si saranno incrociati al mio?!

Alcuni erano occhi incerti, timidi, interrogativi ed increduli.

Altri occhi distanti, già immersi in altre situazioni, in altre storie, e... di passaggio.

Ce n'erano di logori, lividi per pensieri notturni, o per un lavoro che piega la schiena e fiacca la fantasia
.

Altri ancora erano giovani, curiosi, accesi, pronti, disposti sia a cogliere che a dare.

Oppure... preziosi, ad incastonare in modo sorprendente un color ambra, un zaffiro, un topazio.

Altri erano distratti, sbadati, senza cura, senza attenzione, senza stima.

Alcuni erano chiusi sul particolare, ottusi, senza pietà per nulla e per nessuno.

Alcuni invece erano doloranti, contenevano un ricordo, un'emozione troppo invadente per non essere gridato.

Ce n'erano anche di ingenui e diligenti, d'una ordinata e nuova Alice.

Chissà... forse tra loro c'erano anche i tuoi, che mi stai leggendo in questo momento...



















voloalto | 15:22 | commenti (16) | link
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martedì, aprile 06, 2004   

[Beth Orton - "Anywhere" - Album Daybreaker]

Genova è... surreale...

E'... ricca e densa, contraddittoria, piena di insidie, custode di segreti che ti chiamano ad essere scoperti; e... li scopri meglio di quando c'è poca luce, 'che i giochi d'ombra fanno dei suoi contorni un disegno paradossale di Escher (1, 2): c'è una scala, la segui con lo sguardo, sembra ti faccia scendere, ed invece sali; c'è un porticato, con l'immaginazione ci entri dentro, ti sembra ombreggiato, ed invece ti trovi allo scoperto su un balcone, aperto al cielo; c'è un solaio, lo vedi solido poggiarsi al suolo, ed invece dopo poco lo scopri basculante, fluttuante nel vuoto; c'è un uomo che cammina, pare avanzare verso una porta, in realtà il suo volto è girato rispetto alla sua figura e... t'accorgi che da quella porta sta uscendo; c'è una nuvola, bianca, densa, su un tetto, ma se la guardi meglio potrebbe essere una pozzanghera, in terra, e quel tetto un pavimentato a spina.

"Genova è così", le ho detto, nel parco, poco prima che ci salutassimo; e, guardandola dritto negli occhi, ho aggiunto "Tu sei Genova... ; tu sei come Genova".

Non s'aspettava le dicessi una cosa del genere... il suo sguardo s'è perso, nella sensazione che quelle poche parole le avevano dato, sorpresa dell'effetto che le facevano, di come si muovevano in lei.

In quel momento s'è accorta d'essere nuda, completamente inerme, davanti a me, tanto quanto avrebbe voluto sentirsi anche lei in quei due giorni. Nuda, così come avrei voluto farla sentire fin dall'inizio di quel mio weekend nella sua terra: una terra generosa ma... aspra, dura, di roccia e scoglio sul mare; era nuda, questa evidenza la passava da parte a parte, inammissibile, inaccettabile eppure... evidente.

Sapeva che il mio desiderio più grande era di abbracciarla, forte; sapeva che avrei voluto farle poggiare il capo sul mio petto, la mia mano tra i suoi capelli, e farle sentire il battito del mio cuore.

Ha disteso le braccia e me le ha passate intorno al collo, dicendomi "Vieni qui"; le mie labbra si sono avvicinate alle sue, ma... non ha voluto, e mi ha stretto ancora più forte a sè; le mie braccia l'hanno premuta contro il mio petto, serrata a me... ma... senza riuscire a dare continuità... senza accarezzarla, sentendomi all'improvviso distaccato, mentre continuava a stringermi... a tirarmi a sè. Le ho sussurrato nell'orecchio "Lo senti... quanto mi fai paura ora?! Hm?!" e nel farlo avevo un sorriso lieve, come forse può avere chi comprende e sa distinguere, e ne soffre.














voloalto | 10:55 | commenti (22) | link
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giovedì, aprile 01, 2004   

Hmm.. questa non è solo da leggere... questa è da ascoltare...
E' per tutti coloro che sanno che... "qui dentro" può esserci più di quello che "appare".

Peter Gabriel - "More than this"


i woke up and the world outside was dark
all so quiet before the dawn
opened up the door and walked outside
the ground was cold

i walked until i couldn’t walk anymore
to a place i’d never been
there was something stirring in the air
in front of me’ i could see

more than this
more than this
so much more than this
there is something else there
when all that you had has all gone
and more than this
i stand
feeling so connected
and i’m all there
right next to you

it started when i saw the ship go down
i saw them struggle in the sea
and suddenly the picture disappears
in front of me

now we’re busy making all our busy plans
on foundations built to last
but nothing fades as fast as the future
and nothing clings like the past’ until we can see

more than this
more than this
so much more than this
there is something out there
more than this
it’s coming through
and more than this
i stand alone and so connected
and I’m all there
right next to you

oh then it’s alright
when with every day another bit falls away
oh but it’s still alright’ alright’ alright
and like words together we can make some sense

much more than this
way beyond imagination
much more than this
beyond the stars
with my head so full
so full of fractured pictures
and i’m all there
right next to you
so much more than this
there is something else there
when all that you had has all gone
and more than this
i’m alone
feeling so connected
and i’m all there right next to you

more than this
more than this
more than this

voloalto | 16:09 | commenti (13) | link
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Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



rileggendo il passato
oggi
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