giovedì, gennaio 29, 2004   

Samuele Bersani - "Le mie parole"

Le mie parole sono sassi,
precisi, aguzzi, pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese.
Sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese.
Sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate poi centellinate.
Sono frecce infuocate
che il vento e la fortuna sanno indirizzare.
Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato…
Sono foglie cadute, promesse dovute
Che il tempo ti perdoni per averle pronunciate…
Sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio…
tracciate e poi dimenticate.
Le parole che ho detto oppure ho creduto di dire, lo ammetto.
Strette tra i denti, passate, ricorrenti, inaspettate, sentite o sognate…
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare.
Son giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire..
Sono andate a dormire sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare…
Fanno come gli pare.. si perdono nel buio per poi ritornare.
Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovresposte per il troppo sole.
Sono questo le parole. Dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose.
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno, un altro prima di partire.
Le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire…
Strette tra i denti, risparmiano i presenti…
immaginate, sentite o sognate…
Spade fendenti, al buio sospirate…
perdonate, da un palmo soffiate…

voloalto | 16:13 | commenti (7) | link
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L'otorino m'ha detto che ho una bella laringite acuta, e m'ha ingiunto il silenzio assoluto.
Azz... è un problema! Lun dovevo lavorare! E quando recupero quelle ore?!
Che vita...! Manco il diritto d'ammalarsi uno c'ha! :| In che mondo viviamo! Non c'è più rispetto per niente! E... non c'è più la mezza stagione! Le cose vanno sempre peggio! Piove... governo ladro!
(già deliro... che sia l'effetto del pasticcozzo d'antibiotico?)

voloalto | 15:49 | commenti (1) | link
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venerdì, gennaio 23, 2004   

Ho bisogno di primavera! Lo sento... fisicamente! Sarà che proprio in questi giorni la temperatura dalle mie parti è scesa bruscamente, ma... mi torna sempre più frequentemente in mente l'immagine dei rotoli di paglia accumulati nei campi della mia campagna, a giugno, dopo la mietitura, e quel caldo sole del pomeriggio che rasenta le colline intorno alle 6...
hhhhh

voloalto | 19:10 | commenti (14) | link
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giovedì, gennaio 22, 2004   

Ieri notte, in chat, ho avuto un lungo confronto con un'amica. Parlavamo della virtualità, e dei filtri che ci sono, introdotti dal mezzo di comunicazione che ci permette di sfiorarci ma non di sentire la consistenza.

D'altro canto io sostenevo che la virtualità di ambienti come questi abbia un fantastico potere: quello di filtrare alcuni aspetti del proprio manifestarsi, depurandoli, rendendoli... "essenziali".

Ad esempio, se è vero che la fisicità ci rappresenta, ci permette di comunicare, è anche vero che a volte "polarizza" l'attenzione su di sè, impedendo di guardare dentro l'anima delle persone. Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell'anima, è anche vero che degli occhi ci si può infatuare semplicemente per la loro bellezza, e magari altre valutazioni sull'anima delle persone vanno a farsi benedire; e poi... e che chi non ha begli occhi non può avere una bella anima?! :)))

Beh... "qui" questo "problema" non c'è: qui... siamo tutti un po' solo... "anime", "l'essenza" di ciascuno di noi, o forse una sua manifestazione "depurata", per quel che scegliamo di manifestare.

Per questo credo che tutta questa "virtualià" non sia solo un limite; certo, per alcuni versi lo è, ma... la vedo anche come un'opportunità.

voloalto | 12:44 | commenti (2) | link
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domenica, gennaio 18, 2004   

[Madonna - "Frozen"]

Non mi era mai successo di essere "abbordato"; sguardi espliciti... si, chiaro, succede di riceverne, ma... trovarmi in una situazione così apertamente provocatoria, no... non m'era davvero mai capitato. Certo, s'è verificato in una situazione un po' "desueta", ma... beh... ecco... ora ho vissuto anche questa esperienza.

Per il centro di questa cittadina altoatesina, vagavo lungo stradine e piazze, cercando di perdermi, come sempre mi piace fare quando sono in una città che non conosco: so d'avere occhi per scoprire l'inusuale e l'inatteso, e... quando inizio questi giri mi dico sempre che solo se mi perdo potrò ritrovarmi e... a me piace fare entrambe le cose.

Essendo venerdì sera, sul tardi c'erano gruppetti di ragazzi che frettolosamente si muovevano da un punto all'altro, un po' infreddoliti; li vedevo entrare in locali rivestiti in legno, dai quali a volte usciva musica assordante, altre... risa chiassose, altre ancora zaffate di aria consumata e fumo.

Pensavo che, forse, entrando in uno di questi ritrovi, avrei potuto osservare più da vicino questo aspetto dell'Alto Adige: io, marchigiano, non so molto del modo con cui si passa il tempo in questi posti di montagna, dove il clima di certo non favorisce gli incontri all'aperto; magari... ne sarebbe venuto fuori qualche spunto interessante... oppure un possibile incontro ma... quest'ultima non era niente di più che una fantasia.

Indeciso su quale potesse essere un buon locale, alla fine mi sono deciso per una specie di ristorantino, che ristorantino non era: aveva qualche pretesa di enoteca, molto semplice... direi "essenziale". Alle pareti, belle foto e stampe... doveva essere una specie di circolo artistico. Dalla ventrata esterna avevo visto che dentro un ragazzo stava battendo un tamburello a sonagli, e una coppia stava ballando al ritmo di quella sonorità con movenze vagamente partenopee. La cosa era particolare quanto bastava per incuriosirmi (musica e danza dai richiami mediterranei tra le alpi orientali), e così sono entrato.

Ho chiesto se ci fosse un tavolo libero per un singolo, mi sono seduto, ho ordinato un calice di vino del posto, e mi sono divertito nel tentativo di interpretare l'interpretazione, ruotando il calice per far prendere aria al rosso doc.

Al termine dell'esibizione, s'è fatto avanti un signore, dall'aspetto ostentatamente intellettuale; nel fare un breve discorso, ha lodato le doti artistiche di una delle persone presenti, augurandole di tornare presto sulle scene e di avere nuovi successi di pubblico come meritava: una ragazza che, durante l'esibizione, s'era avvicinata più volte alla coppia danzante, quasi facesse parte anche lei della coreografia e che, ascoltando quelle parole, non aveva mascherato minimamente sorpresa e gioia.

Dopo aver battuto in modo entusiasta le mani al termine del discorso, s'è seduta al bancone, accanto al tavolo dov'ero; poggiando la mano sulla mia spalla, mi ha detto in modo concitato qualcosa tipo "E' un momento bellissimo... hai sentito cos'ha detto... non ci posso credere... lo stimo tantissimo... e lui ha detto questo di me... proprio di me..." Le ho chiesto perchè se ne meravigliava così tanto: pensava forse di non meritare quelle parole? Da quel momento è iniziato un discorso surreale, tra me e lei, di domande e risposte parziali. Aveva sicuramente bevuto più del dovuto, lo leggevo nei suoi occhi, ma... l'ansia di trovare qualcuno con cui parlare e che l'ascoltasse era autentica. L'ho ascoltata con interesse, soprattutto dopo che m'ha fatto verbalmente un ritratto inaspettatamente fedele. Guardandomi negli occhi, quasi fosse una chiromante, m'ha detto qualcosa tipo "Tu vieni dall'adriatico, sei molto intelligente e dinamico, curioso; hai tante idee, sei un imprenditore, riesci a progettare e realizzare, ma a volte quelli che ti stanno intorno non ti dànno retta, e quando succede te ne dispiaci nel profondo; sei sensibile e dolce, sei capace di prenderti cura degli altri, a volte meglio di quanto non ti prendi cura di te stesso; ora stai soffrendo". Ha detto questo, e ha aggiunto "Dimmi... cosa devo fare per farmi notare da te?". Le ho detto che, se ci teneva veramente, non doveva crucciarsi perchè... l'aveva già fatto... lo stava facendo.

Abbiamo continuato così per almeno mezz'ora, in un colloquio serrato e... "surreale". Per lo più io facevo domande e lei improvvisava mettendola sempre sul personale. Ogni tanto, quando le dicevo qualcosa che la colpiva particolarmente, mi prendeva la mano, oppure si accostava a me e mi baciava la guancia; non è mai andata oltre, forse sapeva anche che non glie l'avrei concesso.

Quando l'ho salutata, mentre stavo indossando il mio giaccone, ha afferrato la mia mano e, quasi fossimo in un film, mi ha chiesto "Ci vedremo ancora". Le ho risposto "E' possibile, tornerò a febbraio".

Uscendo da quel locale, non sono riuscito a tornare subito in albergo, così avrei voluto fare: ero ancora troppo agitato per andare a dormire, e... quel che avevo vissuto era qualcosa di troppo acceso per far finta di nulla.


voloalto | 04:24 | commenti (12) | link
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[Brian Eno - album "Music for the airports"]

In questo momento sono le 5.30 del mattino di ven 16 Gennaio, e... sono molto distante da casa, in un albergo in Alto Adige, dove terrò un corso di aggiornamento. Eccomi qui, per l'ennesima trasferta, dopo l'ennesimo treno, nell'ennesimo hotel, sull'ennesimo letto.

Di solito dormo bene anche in un letto che non è il mio: ormai c'ho fatto l'abitudine; invece stavolta no, sono sveglio da almeno un'ora, non so se per il caldo in camera, oppure per l'anatra al barbera che ancora starnazza nel mio stomaco (certo che me l'hanno preparata proprio al sangue!). E allora... ne approfitto per fissare qualche idea, che posterò al mio ritorno.

Mentre ero in treno, ripensavo a quel che ho scritto ieri, in merito al girare come una trottola tra i blog, nel cercare di capire, di scoprire... Mi è tornato in mente che questo ha a che fare in qualche modo con uno dei miei hobby preferiti: quello di andare sulla spiaggia (abito sull'Adriatico, mare sabbioso o ciotoloso), e raccogliere i sassi che più mi piacciono sul bagniasciuga.

Li cerco, con pazienza e sguardo attento, immersi e confusi tra tutti gli altri e la sabbia, scegliendoli per forma, materia, colore. A volte a terra sembrano più belli di quanto non siano quando li prendo in mano e li vedo da vicino, 'che magari la loro brillantezza se ne va appena il bagnato di mare s'asciuga; altre, girandoli tra le dita, m'accorgo che sono ancora più belli di quel che sembravano all'inizio, 'che invece la parte sotto era ancora più colorata di quella che si trovava a vista.

E... li cerco, questi sassi; li cerco, li scelgo, con cura, tra tutti gli altri, per portarli con me a casa, e farne una sorta di collezione, in certi vasi trasparenti che ho preparato nel mio soggiorno.

A volte capita che, iniziata questa ricerca, non mi basti mai: me ne riempio le tasce all'inverosimile, ma il mio pensiero spontaneamente va a tutti quelli che lascio sulla spiaggia, a quel "personalissimo patrimonio" letteralmente seppellito nella sabbia che lì resterà; ai sassi che in quel momento potrei raccogliere, e che attirerebbero la mia attenzione per la loro particolarità, se solo avessi tempo e spazio da dedicare loro; magari anche "migliori" di quelli che ho già raccolto, ma che non potrò raccogliere perchè... naturalmente non mi posso dedicare solo a questa mia attività e... comunque non entrerebbero nelle mie tasche.

Quando succede questo, in una sorta di eccesso di ingordigia, mi sorge per contrasto il folle dubbio che tutto questo sia "vano", dato che forse "i meglio" li lascio lì, sul bagnasciuga, in attesa della prossima mareggiata, che li sommergerà di nuovo, per farli tornare solo tra migliaia di anni, completamente cambiati oppure trasformati in sabbia; ma poi, mi scrollo di dosso questo pensiero, dicendomi che non c'è una scala di valori, una classifica da rispettare; che la cosa importante è che, in quel particolare momento, quei particolari sassi "mi abbiano chiamato a loro suggerendomi degli spunti di creatività", m'abbiano "chiesto" di fermarmi e di considerarli, e che in realtà non conta il risultato ottimo (portare a casa i sassi più belli del reame) quanto... il processo attivo di cercarli, sceglierli, accoglierli,... "ascoltarli", lasciarmi "smuovere".

E poi... scendendo sul pratico, aggiungo che comunque porto a casa un bel bottino, e che già questo basta a dare un senso a quella mia ricerca :)

Si... il mio vagare tra i blog come il mio passeggiare sulla spiaggia... il mio soffermarmi su alcuni blog come il mio raccogliere e valutare sassi...

C'è qualcosa di metafisico e di simbolico in tutto questo e... mi viene in mente che ci sono tante altre cose per le quali questa metafora "funziona"...

Che sia l'effetto dell'anatra, che nel mio stomaco ancora non ha trovato pace? :)

voloalto | 03:27 | commenti (3) | link
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giovedì, gennaio 15, 2004   


Ci sono alcune questioni tecniche che mi stanno facendo impazzire in questo momento:
- come andare a capo senza usare il tag "p": ogni volta che lo uso, va a capo, ma... i caratteri mi diventano enormi; non sono tipo da caratteri enormi!
- come far comparire i link che ho impostato: ne ho messi due, ma... boh... nix;
- come cambiare il verdino della striscia che compare in testata del template. Vorrei metterlo ad un bel Blu profondo.. sarebbe quello il mio colore;
- come mettere una immagine jpeg in alto a sx, accanto al titolo: dove la devo caricare e... come indicare la posizione...?!
:(
So che, da informatico, dovrei smanettare, e l'ho fatto ma.. acc.. non è che qualcuno già lo sa, e può darmi una mano?! Non vorrei provare per 3 ore, e trovarmi a scoprire l'acqua calda (utilissima, ma...pur sempre acqua calda!)
Grazie anticipate! :)

voloalto | 10:53 | commenti (1) | link
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La sensazione di entrare nella testa delle persone non mi è nuova: provengo dal mondo notturno delle chat dove, sebbene con modalità diverse, si ha la possibilità di confrontarsi e di sperimentare, evocare e combattere fantasmi; per intendersi... ho potuto toccare con mano che non è tutto e solo un grande strusciamento, anzi.
Li è grandiosa la sincronicità: mi piace molto avere dall'altra parte una persona che interagisce con me quasi istantaneamente (preferisco i pvt alla chat pubblica), come pure la possibilità di scegliere il tipo di interazione: in WinMX fare anche file sharing, in Yahoo fare anche chat audio. M'è capitato anche di fare a cuscinate con una persona in chat: quanto mi sono divertito! :) Per non parlare poi di confronti profondi, parlando in modo autentico e diretto, come a volte è difficile fare nel mondo reale.
D'altro canto li forse mi manca la possibilità di far decantare i pensieri, e infatti mi appoggio spesso alle email.
Qui... mi rendo conto che questo è possibile: è possibile far sedimentare, non solo cronologicamente, ma... mi chiedo se non mi mancherà l'interazione 1-a-1 nelle sue varie forme. Già ora, ad es, ad alcuni post di commento, avrei la pulsione di rispondere direttamente e non sul blog...
Mah... chi vivrà vedrà... :)

voloalto | 10:26 | commenti | link
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Devo ammettere che sto trovando un po' di difficoltà ad iniziare su questo mio blog.
Per lo più sto girando, di blog in blog, e in ciascuno ho la tentazione di fermarmi a leggere tutto, di approfondire, di conoscere, di capire, di sapere... pur avendo la consapevolezza che non è possibile farlo, che questo desiderio di sapere è (anche "tecnicamente") inappagabile. Sto girando come una trottola... con dentro un vago senso di inconcludenza... eppure... come resistere alla tentazione?!
Più ci penso e più me ne convinco: è un po' come entrare dalla porta di servizio nella testa delle persone, che usano questa modalità anche per dare altre dimensioni a pensieri, sensazioni, emozioni, accadimenti. Non credo ci sia superficialità in questo, anzi... e... mi ricorda il gesto romantico di chi lancia messaggi in bottiglia dal molo del porto.
Credo sia per questo che mi piace così tanto mettere il naso a destra e sinistra: mi aiuta a sentirmi parte di un'umanità sensibile... capace di sentirsi e di sentire.

voloalto | 09:50 | commenti (1) | link
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martedì, gennaio 13, 2004   

voloalto | 10:42 | commenti (6) | link
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Un volo... alto...
Volare alto, leggero, questo è ciò che ora vorrei.

Volare leggero... comunque leggero...

parlando di me
Mi piace ascoltare, tirar fuori quel che ho dentro, scoprire, esplorare, mettermi in gioco, soddisfare la mia curiosità e, in ogni caso, essere creativo.

A volte mi chiedono perchè "Volo-alto". L'ultima volta ho risposto così:
Hai mai sognato di volare? Nel sogno, la consapevolezza di poterti staccare da terra con uno sforzo muscolare; ed allora provi, e l'aria che ti è sotto ti regge, ti solleva, e prendi quota. A quel punto, vedi tutto dall'alto, e puoi decidere se prendere velocità, oppure restare in stallo, come un falco incollato nell'azzurro, ad ammirare i dettagli in basso; decidere se salire ancora, oppure se giocare con la velocità ed il vento e scendere in picchiata, ed avvicinarti a quel che vedi giù, sul verde del suolo o tra gli alberi dei boschi. Nelle orecchie, solo il soffio dell'aria intorno, che senti fresca e vasta, fin oltre l'orizzonte visuale; a momenti turbolenta ed irregolare, da far temere di perdere la traiettoria scelta; a momenti sottile e leggera, per provare nuove manovre, semplice, come se fosse una semplice corsa sulle proprie salde gambe; ma corsa non è: è volo, è vuoto di centinaia di metri proprio sotto di te, è vista d'altura, è velocità e leggerezza del vento.



slogan deliranti
Con la mia logistica non finanzio le guerre: io vado a metano!

Il mio rapporto coi mezzi di comunicazione/intrattenimento? 90% radio, 4% televisione, 4% stampa, 2% cinema

coordinate
38 anni, M, Marche
Me ne sto a 2 passi dal mare



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